Problemi della transizione 1983
Armamenti nucleari
re di quella di qualunque grande nave da guerra di superficie. Date a questi sottomarini dei missili nucleari orbitali di precisione ed ingegnosi strumenti di navigazione che permettano loro di colpire con precisione un bersaglio lo calizzato in qualunque continente rimanendo nascosti nel mare, e avrete un ’ arma senza precedenti. Oggi le due parti ne posseggono circa cento, ma gli Stati Uniti dispongono attualmente di un notevole margine in termini di tenuta del mare e silenziosità. Uno di questi grandi sottomarini potrebbe scatenare da solo, dalla sua ignota e mutevole postazione nelle profondi tà, un ’ offensiva da 10 megaton, pari a tutti gli esplosivi della seconda Guerra Mondiale. Naturalmente il punto è che un missile sottomarino — a differenza di un dispositivo di lancio sotterraneo, che è facile bersaglio per una testata nucleare bene orientata — è nascosto e completamente protetto da attacchi preventivi. Vengono fatti sforzi colossali per trovare un sistema di localizza zione dei sottomarini, ma nessuno dei due contendenti potrà realmente affi darsi alla sua capacità di trovare i sottomarini nascosti negli abissi marini en tro un prevedibile futuro, e quasi certamente non entro il secolo. Negli anni ’ 60, la norma era di caricare su ogni missile una sola testata nu cleare, dalla resa misurabile in megaton per esplosione, come avveniva coi pri mi bombardieri a reazione, ognuno dei quali portava solo una o due bombe. Ma a partire dalla innovazione americana del MIRV, il veicolo multiplo a rientro orientabile su bersagli indipendenti, sperimentato per la prima volta nel 1968, la situazione è cambiata. Ora ogni dispositivo di lancio potrebbe colpire esattamente con la sua dozzina di testate non uno solo, ma numerosi bersagli diversi sparsi oltremare su un ampio raggio. Se quegli obiettivi fos sero depositi di missili, allora alcuni missili potrebbero essere utilizzati per distruggere molti missili avversari. Ci sarebbe un ’ implicita instabilità: qual che vantaggio verrebbe infatti a chi fa fuoco per primo. Ognuna delle due parti avrebbe più missili da inviare di quanti non ne abbia l ’ altra da farsi di struggere. Questa impressionante eventualità era implicitamente tenuta pre sente dagli innovatori della Aeronautica militare americana fin dal 1970. Alla fine degli anni ’ 70 la spirale aveva compiuto un giro completo; i mis sili MIRV a testate multiple degli Stati Uniti fronteggiavano i missili MIRV delI ’ URSS; e i dirigenti americani hanno esplicitamente espresso dei dubbi sulla stabilità della situazione in cui gli USA si erano cacciati con le proprie mani. Non c ’ è esempio più chiaro della natura auto-frustrante di questa cor sa al dominio nucleare durata un ’ intera generazione. La prossima svolta è di fronte a noi: più missili nei loro depositi (silos), o continuamente spostati, o strettamente serrati per un ’ estrema difesa anti missile, o...? Un osservatore neutrale non mancherà di notare che questo continuo sviluppo di armamenti, al di là delle ragioni militari comunemente addotte, ha radici più profonde, spesso interne piuttosto che internazionali, a livello sia di giochi politici che di rivalità all ’ interno delle forze armate. Oc corre ricordare che il vantaggio teorico di un «first strike» (attacco preventivo) si riduce notevolmente di fronte alla complessità reale dell ’ operazione. Non è possibile sperimentare in anticipo un ’ azione tanto complicata; l ’ avversario potrebbe benissimo aprire il fuoco senza preavviso; i suoi sottomarini sono introvabili. Il gioco è incredibilmente incerto e la posta è la vita o la morte delle nazioni. Finora la prudenza ha mantenuto la pace nucleare. Il campo della battaglia nucleare. Dalla metà degli anni ’ 50 nuove fonti di distruzione nucleare sono a disposizione degli attacchi gigatonici dei grandi bombardieri: nuovi grandi impianti di combustibile, nuove imprese minera
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