Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
zia una riflessione di carattere sociologico che pone al proprio centro il problema della media zione tra soggetti e morfologia della società. L ’ industrialismo conduce ad una situazione per la quale l ’ integrazione tra individuo e società — e la stessa convivenza degli individui-nazioni — si fa problematica. Come già si chiedeva Spen cer, e come si chiedevano i collaboratori «liberi sti» del «Giornale degli Economisti», da De Viti De Marco a Pareto 9 , qual è l ’ organismo, qual è la forma della società e dello stato, all ’ interno della quale meglio può esprimersi l ’ individuo? Lo stato, la politica, dev ’ essere «democratica» o «autoritaria»? La società deve esprimersi in forma «militari», o in forma «industriali»? Quale, in so stanza, è il segno del progresso e quali sono i «va lori» che ad esso devono commisurarsi? A questo insieme di domande estremamente concrete, dibattutissime negli anni novanta del secolo scorso, cercano di rispondere i teorici dell ’ imperialismo. Per essi «il problema centrale non era più quello dell ’ unità e della potenza delle nazioni che si confrontavano» 10 * . Per essi tuttavia le soluzioni che si danno sono differenti. L ’ imperialismo, la risposta che viene proposta ai pericoli che incombono sull'«unità e sulla poten za» della nazione, fa riferimento a presupposti ed a conseguenze tutt ’ altro che unitarie, come ben testimoniano Olindo Malagodi, da un lato, e Mario Morasso, dall ’ altro. Malagodi, formatosi all ’ interno del socialismo evoluzionistico con forti aderenze spenceriane, sembra inserire il proprio Imperialismo^ all ’ in terno della discussione sulla «colonizzazione per emigrazione» sulla quale si era soffermato nel 1898 Luigi Einaudi in Un principe mercante. Studio sull'espansione coloniale italiana. Ma se il saggio einaudiano era tutto teso a dimostrare la possibilità economica di una politica coloniale in grado di escludere il militarismo, la pacifìcità e l ’ economicità di un ’ emigrazione paziente e la boriosa, \'Imperialismo di Malagodi viene confi gurandosi come una dottrina dell ’ industriali smo, decisamente apologetica ed espansionista. L ’ «essenza organica» della nuova civiltà indu striale, capace di spiegare le ragioni della sua su periorità «materiale e morale» 12 , risiede nella «intellettualizzazione del lavoro», nella capacità di infondere nel processo lavorativo sempre nuo
vi — qualitativamente e quantitativamente — elementi di intellettualità. Il lavoro, per Malago di, è stato ripulito delle pesanti scorie che fino al recente passato lo avevano appesantito: «la crea zione dell ’ industria moderna è stata qualcosa di più che una semplice rivoluzione tecnica; è stata una vasta e profonda rivoluzione sociale»13. Questa rivoluzione è stata resa possibile da un modo di produrre — l ’ industrialismo — che ha consentito il raffinamento dei bisogni, la crescita del benessere, la fioritura di sentimenti e di ideali nuovi, moderni. L ’ imperialismo è frutto specifico dell ’ ordine di valori ingenerato dallo sviluppo dell ’ industria. Ogni civiltà «trionfan te», commenta Malagodi, «diventa imperiale; tende cioè ad estendersi su una sfera sempre più vasta, riplasmando il mondo sopra il proprio ti po» 14 . Quello che storicamente muta sono le esplicazioni, le modalità del fenomeno imperia lista: oggi, contrariamente al rozzo imperialismo bellicoso e militare, si assiste ad un'«espansione di civiltà», ad una «missione civilizzatrice» da parte delle nazioni (ed il riferimento di Malago di è rivolto soprattutto all ’ Inghilterra) che di ci viltà sono esuberanti. Tutt ’ al più questa benefi ca esplosione può essere corrotta dalle «follie» e dalle «malvagità» dell ’ egoismo umano; ma l ’ im perialismo, tendenza in sé ineluttabile nel corso dell ’ evoluzione storica, è fattore benefico e posi tivo. Lungi dall ’ aver corrotto l ’ individuo, provo candone il decadimento intellettuale e morale, i sistemi sociali concorrono a far progredire la ci viltà, causando lo sviluppo delle energie umane. «Nella civiltà, la volontà che si manifesta intera, l ’ azione che si compie inflessibile, devono essere la volontà e l ’ azione di un titano» 15 . Se si vuole allora migliorare l ’ azione individuale, occorre che il sistema sociale in cui gli individui sono ca lati combatta con risolutezza le ingiustizie e la pigrizia, senza tuttavia mai esaltare eguaglianza ed ordine, «bandiere» della democrazia, la pri ma, e del conservatorismo, la seconda. Un ordi ne ed un ’ eguaglianza eccessive limitano le cor renti della «vita», in grado sempre di valicare i «piccoli canali costruiti dall ’ uomo» 16 . Ecco di cosa ha bisogno la società: di vita, che non necessariamente significa ordine o egua glianza. E preferibile, conclude Malagodi, un ti po di società «a costituzione economica aristocra
9 La questione emerge all ’ indomani dei disastri coloniali italiani, ed è solle vata con forza da S. Sonnino in «Tor niamo allo Statuto» del 1897. 10 F. GAETA, Dalla nazioanlità al na zionalismo. «La cultura italiana tra
13 Ivi. p. 11. 14 Ivi. p. 36. 15 Ivi. p. 196. 16 Ivi. p. 216.
’ 800e ’ 900...», cit. , p. 42. 11 O. MALAGODI, Imperialismo. La ci viltà industriale e la sua conquista. Mi lano, Treves, 1901. 12 Cfr. ivi. pp. 7-11.
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