Problemi della transizione 1983

Culture dell ’ imperialismo

tica», attenta agli sviluppi industriali che consen tono il vero aumento delle ricchezze. L ’ imperia lismo può condurre, come tendenza inerente al lo sviluppo delle civiltà industriali, a questo in cremento delle ricchezze. E se questa tendenza stenta a manifestarsi, come nel caso italiano, Ma- lagodi non dispera di poter intravedere una solu zione dignitosa. Questa consiste nel processo di colonizzazione «fatta interamente dal proletaria to», che esprime al meglio le energie naturali di un popolo: si tratta dell ’ emigrazione. Dove in glesi e tedeschi vanno con capitali, esperienze tecniche e politiche, gli italiani, senza capitali e con scarsa cultura, ma animati dallo spirito d ’ iniziativa e di sacrificio, vanno a combattere «nella tremenda lotta per la vita». Le argomentazioni di Malagodi rientrano in quel processo di «integrazione nazionale delle masse», attraverso il quale la nazione viene a configurarsi come sintesi di interessi componibili in vista di una competizione tra le potenze. Si tratta di temi già presenti in opere di Giuseppe Sergi e di Angelo Mosso, che con i loro studi an tropologici e fisiologici influenzarono non poco il tardo positivismo italiano. Ma si tratta soprat tutto di temi ancora ritrovabili nell ’ evoluzioni smo dei Loria e dei Ferri, tutto votato alla meta fisica del progresso spenceriana. Se il presupposto di Malagodi è dunque la fi ducia nel lento, ma inesorabile progresso delle esperienze umane, nell ’ evoluzione verso forme di civiltà costantemente corroborate dalla cresci ta del sapere tecnico e scientifico, all ’ interno del le quali le forme di dominio si realizzano secon do modalità sempre più «civili» (per cui l ’ impe rialismo si traduce in una sorta di trasmissione di civiltà): se la civiltà dell ’ evoluzione che Malago di ha in mente è tutta frutto di una visione orga- nicista per la quale l ’ individuo non è comprensi bile — concettualmente e praticamente — se non integrato nelle forme sociali, per cui è sem pre risultato del loro evolversi storico; in Mario Morasso l ’ imperialismo nasce proprio come rea zione all ’ antiestetica società contemporanea, che opprime la virtualità dell ’ individuo, che non ne sa apprezzare la forza, il coraggio, la disciplina; come requisitoria contro le «anime belle» che predicano le evoluzioni pacifiche e le filantropie della democrazia. Il punto di partenza di Moras-

so è proprio il rifiuto categorico di ogni evoluzio nismo, o, almeno, del predicato per cui il corso della storia ha inevitabilmente segno positivo. La sua premessa teoretica — influenzata da una let tura attenta ed originale, per i tempi, di Nietz sche e di Simmel — è l ’ antiorganicismo, l ’ affer mazione incondizionata del potere dell ’ indivi dualità 17 * . Secondo Morasso — che apprezza Tarde e Rat- zenhofer contro Gumplowicz e Novikow — lo svolgersi storico della società conduce ad una si tuazione di conflitto tra individuo e depotenzia la nazione: è una sorta di anchilosi che impedi sce all ’ «aggregato sociale» di esprimersi in modo più ricco e complesso. Gli avversari che occorre battere sono allora, da un lato il socialismo, che pretende di livellare «in basso» gli individui; dall ’ altro la democrazia ed il parlamentarismo, la «viltà borghese», che soffocano, con la loro inettitudine, ogni reale sviluppo. La prima ri sposta che Morasso offre è l ’ «egoarchia» , la teo rizzazione di uno status all ’ interno del quale le istanze individuali trovano il massimo dispiega mento, in virtù di determinate condizioni storico-tecniche e storico-politiche. L ’ industriali smo crea le condizioni tecniche — grazie alla macchina, massima espressione ed emblema di «una società radicalmente trasformata» — per il superamento della forma attuale di civiltà; ma occorre poi affiancare al dato oggettivo una ori ginale configurazione dei valori etici e politici, ispirata alle dottrine di Nietzsche, in cui non tro vano posto i concetti di provvidenza, di rasse gnazione, di rinunzia, che saranno sostituiti da quelli di individualità, piacere, forza, agonismo, lotta 19 . Ne L'imperialismo artistico, del 192 3 20 * * , il te ma della tecnica, della macchina intesa come monumento della modernità, viene affiancato dalla riflessione teorica sulla nuova politica che le classi dominanti dovranno intraprendere per giungere ad una «forma civile superiore». La nuova arma — la macchina — richiede un ’ ade guata filosofia della forza, che rinneghi viltà e debolezze, una filosofia capace di instaurare una morale «biologica», radicalmente biologica, fon data sui principi della selezione e della lotta. Per questo occorre togliere l ’ insieme delle condizio ni che hanno depotenziato i concetti di autorità, da G. AMADORI-VlRGILIJ, Il sentimen to imperialista. Milano-Palermo, 1906. 20 Milano, Treves, 1903.

17 La presenza di Nietzsche nella cul tura italiana di fine secolo, ma anche la stessa interpretazione di Darwin e delle sue teorie sulla selezione, andrebbero abbondantemente riviste, come hanno sottolineato Cesa e Landucci nei rispet tivi interventi in «La cultura italiana tra

’ 800 e ’ 900...», cit. 18 Cfr. M. MORASSO, Uomini e idee del domani. L'egoarchia. Torino, Boc ca, 1898. 19 Idee non dissimili saranno espresse

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