Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
di gerarchia, di disciplina. Se il secolo XIX fu il secolo delle utopie democratiche e giacobine, il secolo XX «sarà il secolo della forza e della con quista. Guai a quelli che non saranno forti: indi vidui, classi sociali o popoli saranno travolti irre sistibilmente sotto il dispiegarsi delle nuove e terribili correnti di energia che si contenderanno il dominio della vita e del mondo» 21 . L'imperialismo nel XX secolo. La conquista del mondo, costituisce la contravvenzione forse più esplicita e radicale non solo dei canoni evolu zionisti tradizionali, di marca spenceriana, ma anche dell ’ organicismo presente nelle opere di Enrico Corradini, pensatore cui Morasso è stato più volte affiancato, ma dal quale, teoretica- mente, si mostra alquanto distante. L ’ imperiali smo, figlio della civiltà industriale, della macchi na, del fallimento della democrazia intesa come ideologia egualitaria, è la risposta contro i mali di una società che continua ad avere decadente pietà del debole e dell ’ umile, che dileggia l ’ eroi smo, espressione di una vitalità sana e potente. Il suo imperialismo, «estetico e letterario» — per dirla con Papini — è gesto e mito che organizza gli italiani, che sconfigge il verbalismo vuoto dei politicanti per andare incontro alle «correnti del la vita». È amore estetico e fiducia nella tecnica, in quello strepitoso strumento che imprime velo cità alla vita: la macchina; è esaltazione di un ti po di lavoro, specializzato e meccanizzato, di cui è sovrano il wattman, il guerriero, o milite della civiltà futura 22 . La macchina è l ’ asse attorno al quale ruotano lavoro e nazione, è mito tecnico prodotto del la voro umano, è elemento che consente reversio ne dai canoni estetici, morali e politici del pre sente: è l ’ anima dell ’ imperialismo, di questa «nuova filosofia della forza» che consentirà di
farci conoscere la «città futura», la metropoli mo derna, il nuovo aggregato del lavoro in cui, come scriveva nel 1903 Simmel, la vita nervosa viene intensificata. La «sociologia» di Morasso andrebbe studiata con attenzione proprio in riferimento a questi elementi eversivi rispetto alla cultura nazionali sta ed imperialista del suo tempo: non tanto a quella che Alessandro Chiappelli definiva «nega zione delle più legittime idealità umane» 23 , pu ro culto della forza e della violenza, inneggia mento irrazionale della lotta e della guerra; bensì a quell ’ attenzione moderna di Morasso per la tecnica, per la vita della città funzionale, della città razionalmente disposta ed operante grazie alla macchina, per quest ’ attenzione al dinami smo della civiltà moderna che è frutto di un ’ ade sione alle teorie energetiche della materia, ma, soprattutto, di un ’ interpretazione antidannun ziana del superuomo nietzschiano. Direi che non ci sono due ipotesi dell ’ imperia lismo più teoreticamente distanti, così come di stanti sono i riferimenti alla tradizione politica ed ideale espressi da Malagodi, per un verso, e da Morasso, per l ’ altro. Poco importa se attorno al 1911 prevarrà definitivamente l ’ imperialismo «moderno», utilitarista, giolittiano, à la Malago di. Poco importa se dopo il 1905, poco più che trentenne, Morasso morrà intellettualmente: la sua «filosofia della forza», il suo imperialismo estetico e letterario si presenta come intrico ben più carico di elementi originali e veramente eu ropei. Non è un caso che in esso si ritrovino non pochi elementi di quel dibattito sul rapporto tra «cultura» e «civilizzazione» che animerà in parti colare la Germania del primo dopoguerra, da Junger a Spengler, da Mann a Musil.
21 M MORASSO, L'imperialismo nel XX secolo, Milano, Treves, 1905, P. 32. 22 Si pensi che queste cose vengono scritte nel 1905, ben prima del manife sto di F.T. Marinetti sul futurismo. 23 A. C hiappelli , Energia politica e imperialismo, in «Nuova Antologia», 1905, fase. 812, p. 551.
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