Transizione 1986

che ci sono sfuggiti del fordismo, e che ora stiamo di nuovo per dendo di vista nella nostra caratterizzazione della società, è che, a prescindere da ogni altra considerazione, il fordismo rappresentava un approccio universalistico al mondo. Non è stato un caso che sia venuto ad essere il sistema della previdenza sociale, e della politica keynesiana, perché la prosperità di ogni impresa dipendeva dall ’ e sistenza di un mercato di massa e in espansione. Ciò significava che si dovevano attirare sempre più consumatori nell ’ economia, se si voleva che il sistema funzionasse. La Generai Motors, tanto per citare un caso estremo, dipendeva dalla prosperità dell ’ economia americana e, pertanto, aveva interesse che esistesse un sistema ge nerale a cui tutti partecipassero, anche se non nelle stesse condizio ni. Ci stiamo dirigendo verso un mondo, e lo si può sentire in tutte le imprese, in cui la singola azienda non si preoccupa della prosperi tà della comunità nel suo insieme; ogni impresa — ogni singolo stabilimento all ’ interno della stessa impresa — se la può cavare da sola o fallire, senza che per questo l ’ intera economia debba necessa riamente prosperare. A questo riguardo, vorrei dissentire con quanto ha detto il mio collega professor Dornbusch: c ’ è una grande prosperità negli Stati Uniti, ma ci sono anche enormi sacche di miseria, di nuova povertà. Ed è per questo che le pressioni a favore del protezionismo sono così forti. Ma a Boston, che è una città molto prospera, si disinte ressano di questa miseria, o meglio se ne interessano in senso morale, per così dire, ma non si tratta di un interesse reale per la prosperità di Detroit, perché Boston può prosperare sul mercato internazionale vendendo i propri prodotti e non ha bisogno di Detroit ai fini del suo benessere e della sua prosperità. Pertanto, nel sistema verso cui ci dirigiamo, c ’ è il rischio di lasciarsi indietro certi settori. Il quarto punto che vorrei sollevare è che penso che questi settori verranno più probabilmente lasciati indietro se si dà loro la libertà di perseguire una strategia di minimizzazione dei costi a breve termine. E le imprese che adesso adottano una pro spettiva di adeguamento a lungo termine al ‘ nuovo mondo ’ verso cui ci dirigiamo faranno parte delle sfere superiori di questo duali stico mercato del lavoro del futuro, mentre le imprese — e i lavoratori che per una serie di circostanze sfortunate si trovino ad essere legati a tali imprese — che decidono di tagliare i costi occuperanno i livelli più bassi. Si tratta di casualità, quindi. C ’ è quindi bisogno di una serie di pressioni generalizzate a tutta l ’ eco nomia che stimolino le imprese ad orientarsi verso questo nuovo 203

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