Transizione 1986

strative indipendenti costituiscono nondimeno un importante ele mento di innovazione. Il bilancio della loro creazione può essere considerato positivo, malgrado la loro relativa indipendenza. Anche se le nomine non hanno sempre avuto la garanzia dell ’ imparzialità, anche se le pressioni governative sono state a volte evidenti, queste autorità hanno, con la loro stessa esistenza, modificato le regole del gioco. Respingendo l ’ ingerenza diretta dal governo nei loro settori di attività, esse hanno assolto perfettamente il ruolo di scudo che era stato loro assegnato. In questo modo le garanzie accordate per l ’ esercizio delle libertà individuali e collettive si sono trovate in contestabilmente rafforzate. Senza dubbio questo giudizio va graduato: a seconda che esse siano state oggetto di un reale consenso (CNIL) o, al contra rio, sempre al centro di polemiche (Commissione per la stampa); che siano state dotate, o meno, di efficaci poteri di controllo; nella misura in cui infine esse siano giunte a stabilire un loro “ magistero morale ” , grazie alla serenità e alla saggezza delle loro decisioni, esse hanno espletato le loro funzioni in maniera più o meno soddi sfacente. Beneficiando di un diffuso consenso, la CNIL è così riu scita — senza per questo frenare la politica di informatizzazione — a imporre per la costituzione e l ’ espletamento di mansioni automa tizzate un insieme di regole che proteggono ampiamente le libertà individuali. Anche se la CNIL è stata accusata di vedute troppo ristrette, essa non ha pertanto contribuito in maniera meno determinante a evitare che lo sviluppo dell ’ informatica conducesse a un crescente controllo sociale, riducendo i margini di autonomia individuale. Oggetto di controversie iniziali molto forti e incaricata di operare in un settore delicato, l ’ Alta autorità per gli audiovisivi ha incon trato difficoltà molto maggiori nell ’ affermare il proprio ruolo:la cattiva volontà del governo nell ’ anplicare alcune sue decisioni, le pressioni esercitate al momento della designazione dei presidenti delle reti, hanno nuociuto alla sua immagine pubblica. Essa ha tuttavia svolto alla perfezione il suo ruolo di “ interruttore ” elimi nando il legame diretto che esisteva in precedenza fra il governo e i dirigenti del sistema audiovisivo, così come quello di “ tutore ” del servizio pubblico, arbitrando i conflitti ed armonizzando le diverse strategie senza per questo intervenire sul contenuto dei programmi. Per contro, la Commissione per il pluralismo e la trasparenza della stampa ha sofferto, all ’ inizio, gli effetti di una violenta campagna condotta contro la sua istituzione e dell ’ amputazione di una parte 22

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