Transizione 1986

troppo reale. Essi sono infatti convinti che l ’ obiettivo di un ’ Europa non allineata e neutrale abbia sempre meno a che fare con il pen siero della sinistra ma che ne superi invece i confini: i suoi sosteni tori infatti non sono sempre e comunque i rappresentanti dichiarati dei nazionalismi europei (tra cui, per una strana ironia della storia, ancora una volta quello tedesco è il più pericoloso, benché ora sia tutt ’ altro che aggressivo). Una Germania riunificata, indipenden temente dalle modalità di una futura riunificazione, non può essere immaginata che neutrale, il che implica la totale dissoluzione del sistema di alleanze occidentale ossia la neutralizzazione dell ’ Europa intera. Il disarmo unilaterale dell ’ Inghilterra, per esempio, cause rebbe sì difficoltà alla NATO, ma non provocherebbe certamente l ’ effetto fatale di un disarmo della Germania. Il merito principale di questo libro può essere allora quello di non considerare l ’ analisi del movimento antinucleare disgiunta dalla questione tedesca. Cionondimeno il libro non è sempre del tutto convincente. È chiaro che in questa sede non posso prendere in esame che alcuni dei punti che mi fanno ritenere il libro, o più precisamente le sue argomentazioni, superficiali se non semplicemente sbagliate. Riba disco: la mia critica si riferisce unicamente a tali argomentazioni e non certamente alle sue conclusioni politiche. Heller e Fehér ritengono che dietro al movimento antinucleare si nasconda un movimento di pensiero romantico-religioso: in que sta visione, l ’ autodistruzione della vita sulla Terra innescherebbe una nuova apocalisse, espressa non certo da fatti dimostrabili, ben sì da un nuovo sentimento della vita e da una nuova gerarchia di valori. Libertà e vita sarebbero così due valori universali, laddove questo nuovo movimento apocalittico assegnerebbe alla “ vita ” un valore superiore a quello della “ libertà ” . La vita sarebbe intesa come valore assoluto unico ed universale ossia «thè meaning of life is no longer on thè agenda». Tale descrizione così come la risposta data dagli autori alla domanda del “ perché proprio in questi ultimi anni? ” mi sembrano accettabili, anche se rimangono ad un livello superficiale. Essi affermano infatti che il movimento antinucleare «is ...thè powerful symbolic reaction of wide strata of Western society to three interrelated cruciai events of thè last decade: thè global economie depression (which also means thè erosion of seve- ral fundamental benefits and values of thè Western way of life), thè end of global American hegemony, and thè disappearance of all hopes of a “ new world ” of “ reformed socialism ” ». Questi tre avvenimenti di fondo degli ultimi decenni — crisi 40

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