Transizione 1986

I piani della prima generazione sono strumenti ancora generici, dettati dal desiderio di porre una qualunque regola al caos della crescita cittadina. L ’ esigenza di misurarsi in qualche modo con il regime immobiliare che genera le patologie della crescita urbana nei primi anni del dopoguerra, non è ancora emersa: e i piani sono anzi concepiti più o meno esplicitamente a favore del regime im mobiliare, senza che il quadro politico-culturale ne sia realmente consapevole. Nei piani della prima generazione la città esistente è abbandonata alla tecnica ottocentesca precedente e sfugge all ’ appli cazione della nuova legge urbanistica del 1942: il piano consiste in una più o meno fitta ristrutturazione viaria, incurante delle desti nazioni d ’ uso e accompagnata da costanti aumenti di densità. È solo la città nuova, quella di cui si prevede la nascita ai margini della città consolidata, che viene caratterizzata da diverse tipologie edilizie e da diverse destinazioni di zona prevalentemente mono funzionali. II capostipite di questi piani può essere considerato il piano di Piacentini per Roma, che è del 1931 e che influenzerà la forma zione della nuova legge urbanistica del 1942. Ma nel dopoguerra, alla vecchia urbanistica accademica, il Movimento Moderno con trappone i principi della Carta d ’ Atene e le due scuole danno vita a due distinti modelli di piano: il “ piano accademico ” , appunto, e il “ piano razionalista ” . Tipici piani accademici sono il piano di Verona del ’ 54 e quello di Bologna del ’ 55, entrambi di Marconi, un erede di Piacentini; tipici piani razionalisti sono invece quello di Milano del ’ 53, alla cui stesura iniziale aveva lavorato Bottoni, quello di Siena del ’ 56 di Piccinato e Bottoni, e il piano di Padova del ’ 56, ancora di Piccinato, forse il più significativo di tutti. Piccinato e Bottoni sono, come si sa, i campioni dell ’ urbanistica razionalista italiana. La scarsa consapevolezza politica dei problemi urbanistici è confermata dal fatto che l ’ amministrazione di sinistra bolognese si dà un piano dai caratteri accademici e quella modera ta padovana un piano razionalista: la scelta dell ’ urbanista è cioè legata a fattori del tutto contingenti e non certo ad affinità politi co-culturali. Il piano di Bologna per 1.000.000 di abitanti non era stato infatti ancora riconosciuto come poco favorevole agli interes si popolari; mentre il piano di Padova, eccessivamente program matico per essere gradito al regime immobiliare, sarà stravolto rapidamente con l ’ attuazione. Accademici o razionalisti, i piani della prima generazione in Italia come in Emilia-Romagna sono, comunque, sempre contrad 52

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