Transizione 1986

distinti dalla pesante ipoteca del regime immobiliare che piega ai suoi interessi ogni diversa esigenza: così il piano per Modena del ’ 58 dispone la edificabilità di aree per oltre mezzo milione di stanze, quando la città superava di poco i 100.000 abitanti, susci tando una colossale attesa speculativa; così ancora nel 1962 Ra venna adotta un piano di cementificazione delle storiche pinete con un ’ assurda previsione di 400.000 posti letto turistici. Le contraddizioni esistenti fra le aspirazioni sociali delle mag gioranze politiche della regione e il modello di sviluppo urbano essenzialmente speculativo proposto dai piani sarebbero però pre sto venute al pettine: determinando così un rovesciamento generale della politica urbanistica puramente quantitativa, che i comuni avevano troppo facilmente abbracciato, ma che in futuro si di mostreranno decisi a superare. 3. I piani della seconda generazione Se il primo periodo della evoluzione urbana è caratterizzato dalla intensa crescita disordinata e inconsapevole, nel secondo pe riodo la crescita non si arresta, ma si propone con una maggiore consapevolezza. Il tema dominante della città resta l ’ espansione e questo diventa anzi agli occhi di molti il fine principale, che è necessario “ razionalizzare ” , ma mai limitare. A questa posizione si contrappone un atteggiamento che gradualmente assume caratteri di “ riformismo ” urbanistico, che combatte gli aspetti strutturali delle patologie immobiliari e tende a valorizzare gli elementi socia li nella città. La seconda generazione dei piani affronta la cultura dell ’ espan sione producendo una notevole evoluzione disciplinare, sia nel campo dell ’ analisi — dove primeggia il contributo di Astengo — sia nel campo della pianificazione e dell ’ attuazione. Nello stesso tempo, proprio partendo dall ’ Emilia-Romagna, si risvegliano gli interessi della sinistra politica, che si impegna ad “ amministrare l ’ urbanistica ” fino a ieri considerata appannaggio dei tecnici, ad approfondire i significati della rendita urbana e dei suoi condizio namenti sulla città. I piani “ razionalizzatori ” non prendono apertamente posizione contro la struttura immobiliare, credendo di poterne contrastare gli effetti negativi senza affrontarne le cause: comunque i primi fra questi, fonti di grandi innovazioni disciplinari, hanno senza 53

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