Transizione 1986
4. I problemi della terza generazione urbanistica Se si parte dal presupposto che i piani hanno di volta in volta variamente fornito una risposta a precisi momenti dell ’ evoluzione urbana, sembra evidente che siamo ormai entrati in una nuova generazione urbanistica: quella che segna il passaggio dalla cultura dell ’ espansione urbana alla cultura della trasformazione. Bisognerà, allora, da un lato riconoscere quali sono le problematiche urbani stiche della nuova generazione, dall ’ altro indagare sui modelli di piano che sono in gestazione per rispondere alla mutata situazione. Non che le nuove problematiche ci siano sempre del tutto scono sciute, ma anche quelle che avevamo già individuato in passato oggi si presentano spesso con maggior peso e diventano condizioni essenziali con cui misurarsi. Siamo ad esempio in presenza di un più forte processo di espulsione delle industrie e delle residenze popolari dalle maggiori città: al quale corrisponde una terziarizzazione più accentuata dei luoghi centrali e anzi una tendenziale spinta verso il terziario della grande città nel suo insieme. Ancora più esplicitamente che nel passato — dopo la parentesi in cui la socialità urbana sembrava aver conquistato molte posizioni — risorge l ’ antagonismo fra ser vizi privati elitari e servizi sociali di massa. E a questo sembra corrispondere un antagonismo analogo sui fini elitari o popolari della conservazione ambientale delle zone storiche e dei luoghi di interesse naturale. Altra problematica di grande momento per l ’ evoluzione delle città è certamente la crescente domanda produttiva e sociale di trasporti di massa in sede propria; ma di fronte a questa sembra riconoscersi una parallela resistenza alla disciplina limitativa del mezzo di trasporto individuale, disciplina che invece è ormai in dispensabile almeno nei centri storici. E a questa contraddizione corrisponde quella fra la coscienza di massa delle esigenze ecologi che da un lato e dall ’ altro la scarsa disponibilità dell ’ opinione pubblica ad accettare il quadro di compatibilità economiche e so ciali che la politica ecologica comporta. L ’ enorme quantità del patrimonio edilizio prodotto — anche se certamente regolato da un regime insoddisfacente — consente che emerga più facilmente la necessità di ridurre drasticamente il consumo di suolo agricolo da urbanizzare. Così come la grande estensione raggiunta dalle maggiori città stimola il recupero degli interstizi urbani inedificati e delle zone costruite mal utilizzate, facendo sorgere la controver 56
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