Transizione 1986
sia fra uno sfruttamento produttivo e sociale di tali opportunità ed uno sfruttamento con fini puramente immobiliari differenziali. Fra le problematiche che emergono nel passaggio dalla cultura dell ’ espansione a quella della trasformazione, proprio il rinnovato confronto con la città esistente rilancia l ’ interesse per le forme urbanistiche. Perché, al di là delle mode correnti e delle contrap posizioni manichee tra forma e funzione, la morfologia dei tessuti urbani torna a caratterizzarsi quale elemento importante della qua lità urbana e dell ’ uso sociale della città. D ’ altra parte assistiamo ad una crisi diffusa della partecipazione popolare al governo delle trasformazioni urbane, sia per quanto riguarda le forme partecipa tive della democrazia diretta, spontanea, sia per quanto concerne le forme di democrazia delegata, istituzionalizzata nei consigli di zona e di quartiere. E la partecipazione popolare degli anni ’ 70 finisce spesso per scadere oggi nel particolarismo territoriale e nel corporativismo di categoria. Le problematiche della seconda generazione erano fortemente influenzate dai bisogni sociali, risolvibili per quanto riguarda gli assetti urbanistici alla scala comunale. Nel periodo della terza ge nerazione urbanistica acquista nuovo rilievo la problematica pro duttiva, legata alle dislocazioni occupazionali, che vanno necessa riamente riferite a quadri territoriali assai più ampi di quello co munale. Né, del resto, le dimensioni finanziarie dei nuovi inter venti strategici per le città, sia pubblici che privati, sono più contenute entro la dimensione locale: non sono più sufficienti il risparmio privato e il bilancio comunale, oggi serve il capitale finanziario e il grande investimento statale o regionale. Il livello naturale delle controversie urbanistiche della seconda generazione era il Comune, in un rapporto trilaterale fra municipio, regime immobiliare e cittadini, che non coinvolgeva direttamente altre parti sociali ed economiche. Il livello delle controversie per la terza generazione si sposta invece alla scala metropolitana, regiona le e anche nazionale, creando rapporti multilaterali che coinvolgo no direttamente altre parti sociali ed economiche, fino ad oggi meno interessate alle scelte immobiliari. 5. Le prime esperienze della terza generazione Le prime esperienze urbanistiche che affrontano le nuove pro blematiche avvengono ancora con gli ultimi piani della seconda ge 57
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