Transizione 1986

nerazione. Il piano di Pavia del ’ 76 affronta come scelta strategica la difesa del patrimonio industriale in opposizione alle tendenze riduttive nel settore secondario. E nel 1978 una variante generale del piano di Bologna del ’ 70 istituzionalizza a livello urbanistico la politica di conservazione e ammodernamento industriale che per mette al capoluogo emiliano di essere l ’ unica grande città a non perdere popolazione operaia nel corso degli anni ’ 70. Gli anni ’ 80 si aprono, come ricordavo, all ’ insegna della dere gulation: e questa si traduce subito in interventi di trasformazione urbana non collegati ad un adeguamento generale della disciplina urbanistica. Emblematico è il caso dell ’ operazione che ha per og getto lo «storico» edificio del Lingotto a Torino. La FIAT bandi sce infatti un fastoso concorso internazionale con l ’ esplicita inten zione di valorizzare il gigantesco immobile e le aree contermini ad usi terziari; e ciò mentre l ’ amministrazione comunale di sinistra aveva elaborato un coraggioso piano di riequilibrio comprensoriale, con la conseguente proposta di decentramento terziario e residen ziale. Senza rivedere radicalmente il piano regolatore del ’ 76 un analogo processo di terziarizzazione delle aree centrali e portuali viene avanti a Genova. Così come, a sostegno di una analoga terziarizzazione centrale, il comune di Milano non porta una revi sione generale del piano regolatore, ma semplicemente un «Docu mento Direttore» destinato a collegare la nuova direzionalità alle infrastrutture per la mobilità di massa già in fase di realizzazione. In tutti i casi ricordati la massiccia terziarizzazione centrale in cor so è il corollario della pesante deindustrializzazione degli anni ’ 70, che la politica urbanistica si era ben guardata dal denunciare e con trastare. Queste operazioni affrontano le problematiche della trasforma zione urbana con caratteristiche abbastanza simili. Puntano in pri mo luogo alla terziarizzazione della città centrale e procedono tan to più rapidamente quanto più sono centrali le aree investite. Più in generale, riflettono una scelta di neocentralismo a favore delle metropoli e delle grandi città, oggettivamente alternativa al raffor zamento dei sistemi regionali policentrici che si era manifestato negli anni ’ 70. Si tratta inoltre di operazioni urbanistiche che stimolano ulte riormente l ’ espulsione industriale; mirano al recupero degli inter stizi urbani mal utilizzati con interventi tesi a valorizzare le rendi te differenziali, sollecitando le parti economiche imprenditoriali ad 58

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