Transizione 1986

iniziative esclusivamente immobiliari. E impiegano finanziamenti pubblici e privati decisi da centri di potere che non si confrontano con alcun livello rappresentativo istituzionale e tanto meno con l ’ opinione pubblica locale. Infine queste operazioni sono decise al di fuori di ogni quadro urbanistico generale di riferimento, sia comunale che metropolitano e regionale; marginalizzano più o me no esplicitamente le problematiche sociali e ambientali; e general mente riducono la problematica morfologica ad un fatto di singole architetture, avulse da ogni contesto di tessuto urbanistico. In sostanza queste sembrano, dunque, operazioni che rispondono alla logica della deregulation urbanistica, che negli anni ’ 80 ha investi to in modo massiccio l ’ edificio della riforma legislativa graduale realizzato negli anni ’ 60 e ’ 70, incompleto e contraddittorio, ma complessivamente valido. Contemporaneamente, però, le problematiche della trasforma zione urbana sono state affrontate in altri casi con un approccio alternativo, che si richiama generalmente alle esperienze riformiste della seconda generazione. Ancora una volta i comuni dell ’ Emi lia-Romagna offrono un largo contributo di innovazioni urbanisti che: ma questa volta non succede, come all ’ inizio degli anni ’ 60, che i grandi comuni siano i primi a scegliere la strada nuova, seguiti con ritardo e fatica dai piccoli. Questa volta, contempora neamente, l ’ esperienza di un piano della terza generazione è tenta ta nei capoluoghi provinciali e nei piccoli centri della Bassa Padana o della Costa Adriatica. Novità significativa, perché indica un li vello di maturazione delle scelte innovative assai diffuso e dunque una maggiore solidità culturale nell ’ affrontare con il piano il nuo vo periodo della trasformazione urbana. Inoltre, nonostante ci sia da parte di alcuni una certa riluttan za ad ammetterlo, siamo di fronte ad un processo che presenta una considerevole omogeneità. Che non consiste soltanto nella fiducia riposta nel piano urbanistico, quale strumento necessario per af frontare i fenomeni ed i problemi della trasformazione. Anche se già questo convincimento costituisce, naturalmente, un dato assai positivo; testimoniando che il solido legame fra le istituzioni e la politica di piano non si è spezzato e che la stessa necessità di razionalizzare e semplificare le regole esistenti nel settore urbani- stico-edilizio vuole essere affrontata all ’ interno di un preciso qua dro programmatico. Il fatto che si tratti di strumenti destinati a sostituire prece denti piani riformisti della seconda generazione, largamente attua 59

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