Transizione 1986
ti, tende a far risaltare la continuità della nuova strategia urbani stica con la precedente. Ciò nonostante gli elementi innovativi sono molti e consistenti, proprio perché tesi a misurarsi con una situazione in via di sostanziale cambiamento. I piani selezionati per la seconda Rassegna urbanistica dell ’ Emilia-Romagna hanno rappresentato ad alto livello le numerose esperienze in corso; e fanno sperare che, malgrado le difficoltà del momento, possa svi lupparsi negli anni futuri una nuova positiva stagione per l ’ urba nistica della regione. 6. I piani della terza generazione in Emilia-Romagna L ’ urbanistica riformista dell ’ Emilia-Romagna ha anticipato per prima il passaggio dalla cultura dell ’ espansione a quella della tras formazione. Essa ha fornito la consapevolezza che durante il perio do del boom edilizio le previsioni dei piani dovessero calcolarsi in dimensioni fisiologiche, perché quelle patologiche favorivano soltanto la rendita e non riducevano certo i costi delle aree edifi- cabili. Ha posto per prima il problema della qualità urbana, legan dolo alla diffusione dei servizi sociali e del verde e alla difesa degli ambienti storici e naturali. Ha sottratto la direzione dello sviluppo urbano agli interessi speculativi, consegnandola alla comunità at traverso i piani per l ’ edilizia popolare ed economica e per gli insediamenti produttivi. Ha infine combattuto l ’ espulsione dalla città delle funzioni meno vantaggiose per la rendita — le indu strie e le abitazioni più modeste — e la loro sostituzione nelle aree centrali con le funzioni terziarie, usate non a fini produttivi, ma per favorire interessi speculativi. Queste caratteristiche dell ’ urbanistica riformista della seconda generazione sono tutte sostanzialmente confermate dai primi piani che affrontano le problematiche della trasformazione urbana e che, dunque, dobbiamo necessariamente chiamare «piani della terza ge nerazione»: quale che sia il grado di maturazione di questi piani e l ’ efficacia con cui si apprestano a risolvere i problemi sul terreno. E da questa conferma deriva, ripeto, l ’ immagine evidente di conti nuità con l ’ urbanistica riformista che traspare da tutti i piani pre sentati alla Rassegna dell ’ aprile 1985: i piani di Bologna e Raven na, Cesena, Imola e Reggio, fino a quelli di Budrio e Misano, Riccione e Salsomaggiore o a quello di Modena ancora in corso di elaborazione. 60
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