Transizione 1986

DAL PAESAGGIO AL TERRITORIO

Felicia Bottino

«Un tempio vicino a Osaka aveva una vista meravigliosa sul mare. Rikin, il più grande maestro della cerimonia del té, fece piantare due siepi che nascondevano completamente il paesaggio — e vicino ad esse fece collocare una vaschetta di pietra — solo quando un visitatore si chinava sulla vaschetta per prendere del l ’ acqua nel cavo delle mani, il suo sguardo incontrava lo spiraglio obliquo tra le due siepi, e gli si apriva la vista del mare sconfinato. L ’ idea di Rikin era questa: chinandosi sulla vasca e vedendo la propria immagine rimpicciolita in quel limitato specchio d ’ acqua, l ’ uomo considerava la propria pochezza, poi, appena sollevava il viso per bere dalla mano, lo coglieva il bagliore dell ’ immensità marina e acquistava coscienza d ’ essere parte dell ’ universo infinito. Ma sono cose che a volerle spiegare troppo si sciupano: a chi lo interrogava sul perché della siepe Rikin si limitava a citare i versi del poeta Sogi: Qui, un po ’ d ’ acqua Laggiù, tra gli alberi, il mare!» Credo che queste poche parole di Italo Calvino — il più grande suggestivo narratore delle cose che raccontano il mondo — sappiano rendere con incomparabile efficacia, semplicità e compiu tezza, qual è ancora oggi il rapporto uomo-paesaggio: un rapporto carico di emozioni e sensazioni, di storia e tradizione, di bisogni individuali e collettivi. Questa citazione, pur sempre bella e piace vole, mi serve per affermare un primo assunto di fondo: sarebbe oggi ancora una volta profondamente errato negare la concezione estetica e idealistica del bene ambientale, del paesaggio, sottovalu tarla come valore superfluo e individuale per contrapporgli l ’ aspet to strutturale che va sempre più riconosciuto all ’ ambiente. 67

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