Transizione 1986
Così come obiettivo e compito fondamentale per affrontare un nuovo tipo di sviluppo è riportare a sintesi l ’ economia e l ’ ecologia, in egual misura è necessario considerare come due facce di una stessa medaglia, due aspetti tra loro strettamente interrelati ed egualmente concorrenti a determinare il valore del bene ambienta le, l ’ aspetto estetico e quello strutturale. Ciò è vero nella consape volezza che il problema centrale e di fondo, su cui misurare la nostra analisi e i nostri progetti, è quello complessivo di creare nella via dello sviluppo un nuovo rapporto tra natura e società. Usciamo dalla fase di espansione ricchi di positività ma anche di contraddizioni. Mutamenti rapidi, profondi, di tipo diverso (so ciale, demografico, urbano ...) ma di eguale segno, ci indicano la fine del mito di una indefinita crescita e il tracciato e la coscienza di una fase che abbiamo definito di trasformazione, nella quale l ’ innovazione tecnologica da un lato e l ’ equilibrio ecologico dal l ’ altro, giocheranno — a seconda di come verranno usati e finaliz zati — un ruolo decisivo. In particolare l ’ analisi sommaria di Bologna, del territorio e del paesaggio emiliano ci mostra — a differenza della città anti ca e dei paesaggi preindustriali, costruiti e vissuti come strut ture unitarie e organiche — un territorio che non esiste come entità totale e globale, ma solo come insieme di parti, tra loro diverse e successivamente aggiunte. Ciò vale a livello urbano (basti pensare al C.S. e poi, la periferia, i quartieri residenziali, quelli direzionali, ecc.) e vale a livello territoriale: la città e la campagna; la fascia fortemente antropizzata — la via Emilia — e fuori, solo fuori, e spesso purtroppo neanche fuori, il parco, con cepito, progettato, usato a parte. E poi l ’ appennino, come unica alta concentrazione dei beni naturali. E la costa adriatica, ormai quasi monofunzionale per l ’ attività turistica. Un insieme di parti, quasi separate da un uso monofunzionale che occorre sempre più ricomporre, perché la domanda sociale è di tipo diverso. È una domanda che tende a considerare città, ambiente e territorio assu mendoli più come valore d ’ uso che come valore di scambio. Una domanda sociale e culturale che viene espressa in prima istanza da quei soggetti che vivono il rapporto con il mondo produttivo e decisionale in modo marginale od estraneo, portatori di esigenze rimaste insoddisfatte nel modello di espansione, protagonisti di valori e diritti sopraffatti dalla logica efficientista, messi ancora oggi in discussione da scelte politiche e di governo distorte. Ma è anche una domanda più generale e generalizzata. Proprio 68
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