Transizione 1986

la crescita economica della società opulenta, il miglioramento delle condizioni di vita, la situazione di diffuso benessere (realizzata tra l ’ altro con punte così avanzate proprio qui in Emilia) dell ’ espe rienza dello Stato sociale hanno condotto e prodotto il formarsi di esigenze a un più alto livello di qualità, di richiesta di tempo libero, di cultura, di gratificazione ambientale. Tutto questo non più come appannaggio di pochi, ma come coscienza e rivendicazio ne di massa che maturano nel persistere e nell Aggravarsi di situa zioni di degrado sociale e ambientale, cui si aggiunge oggi, con maggiore drammaticità, la prospettiva dell ’ autodistruzione in nome di un sempre più incerto e sempre meno auspicato progresso. Una prima valutazione di fondo, che si può trarre dal dibatti to e, più in generale, dall ’ esame delle esperienze estere o nazionali fin ’ ora praticate, riguarda la separatezza, concettuale e operativa, che ha contraddistinto l ’ approccio alla problematica ambientale condizionandone pesantemente l ’ elaborazione normativa e gli effet ti operativi. Innanzitutto va rilevata, come pericolo passato e pre sente, la separatezza concettuale tra «ambiente» inteso come in quinamento atmosferico e idrico e la più larga accezione di am biente-territorio. Una separatezza ancora più evidente allorché si dichiarano incompatibili e reciprocamente esclusivi strumenti di versi, eppure egualmente praticabili, a seconda delle necessità, nel la gestione della politica ambientale: dagli strumenti economici agli standard inderogabili, dalle norme per microimpatti alla pia- nificazione/zonizzazione. Ed è ancora la separatezza a connotare sia l ’ approccio degli economisti radicati nella valutazione dell ^ef ficienza» e dell ’ analisi costi-benefici, sia l ’ impostazione degli am bientalisti chiusi nell ’ ottica «protezionistica» della natura. Questa separatezza, che non ha pagato su nessun versante, va superata, puntando invece ad attivare contestualmente per la dife sa dell ’ ambiente, politiche e strumenti diversi, ma tutti egualmente rispondenti ad un sistema intrinsecamente coerente. È cosa nota, forse fin troppo passivamente acquisita, che la mancanza di leggi capaci di regolare i modi di produzione e di sviluppo, la marginali tà del diritto ecologico e, soprattutto, la mancanza di una cultura dell ’ ambiente, abbiano consentito per decenni lo scempio del pae saggio e del territorio, contribuendo allo spreco della più grande risorsa del Paese. Lo Stato, con pari responsabilità dei suoi organi centrali e periferici, è stato elusivo ed inadempiente negli stessi compiti di indirizzo e coordinamento spettantegli anche a seguito dei trasfe 69

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