Transizione 1986

coniugazione tra «sviluppo» e «tutela» richiede che la pianifica zione territoriale ed urbanistica assuma la «tutela» come elemento prioritario e preveda uno «sviluppo» con essa compatibile. D ’ altra parte anche nella nostra Regione da tempo è sentita l ’ esigenza di una profonda riconsiderazione della problematica ambientale, col legata ad un bilancio critico degli effetti reali di tutela conseguiti. Ormai è chiaro come l ’ azione di indirizzo e di controllo della pianificazione, in una pratica urbanistica così attenta ad una equi librata previsione dello «sviluppo», si sia esercitata prevalente mente sulla disciplina della quantità con scarse possibilità di inci denza sugli aspetti di qualità delle previsioni. A fare le spese di questa mancata «globalità» della disciplina dei processi territoriali è stato l ’ ambiente e, in prima istanza, il suo riflesso sensibile, vale a dire il paesaggio. Se nella maggior parte del paese la tutela è stata totalmente ignorata, le operazioni di indirizzo esercitate a livello locale e regionale non hanno comunque garantito più di una tutela del tutto marginale. Non si tratta di rinnegare il ruolo della pianificazione — evi dentemente di per sé insufficiente a governare fenomeni comples si — né, tanto meno di dimenticare che l ’ opera di disciplina del territorio, compiuta a tutti i livelli nella nostra Regione, ha scarse possibilità di confronto nel paese. Si tratta, partendo dal bilancio quantitativo, di prendere atto di limiti oggi non più tollerabili, di comprenderne la natura ed il percorso necessario per superarli. Una pianificazione dunque priva di «vincoli»? Al contrario. La verifica delle «tutele» operanti attraverso la strumentazione urba nistica ordinaria dimostra l ’ esistenza di una potente architettura di limitazioni alla edificazione e all ’ intervento, basata su di una solida legislazione di tutela. Ad esempio, l ’ attuale regime ordinario delle «tutele» operanti attraverso i piani urbanistici non si limita al rispetto, sia quantita tivo che qualitativo, del quadro ambientale prospettato dalla legge 431: i piani introducono potenti limitazioni anche nella pianura, in una misura che può oggi farci dire, senza eccessiva approssima zione, che più di un quarto del territorio regionale non corre pericolo di ulteriore, insensata urbanizzazione. Le ragioni della apparente contraddizione (un imponente consumo di suolo ed un relativo degrado dell ’ ambiente, in parallelo con un poderoso siste ma di «vincoli») risiedono in una concezione separata dell ’ ambien te (prodotto, tipicamente italiano, del matrimonio tra eredità della cultura idealistica e forzata importazione della cultura dei consu 71

Made with FlippingBook Online newsletter creator