Transizione 1986

zandole e interpretandole secondo una rigorosa finalizzazione. Sono innanzitutto necessarie due preliminari ed impegnative operazioni: una che riordini e finalizzi i dati esistenti nel cam po e che, per comodità, chiameremo «fisicoInaturalisti- co I ambientale-, e l ’ altra che dia sistemazione ai dati del cam po «storico / antropico» . Per la prima è indispensabile la rilet tura e l ’ arricchimento del cospicuo materiale di analisi che sta alla base dello schema di piano territoriale regionale; per la seconda è invece necessario fare ricorso alla più vasta parteci pazione culturale, utilizzando il tessuto di istituzioni e di enti — primo fra tutti l ’ istituto dei beni culturali — che da anni portano avanti un ’ operazione di vera e propria «ricognizione culturale del territorio». Questa lettura, che è il cuore concettuale del piano, da un lato è alimentata da un percorso interno che individua le unità di paesaggio a scala regionale, le ordina in funzione del loro specifico ruolo, ne indaga lo stato di salute o di fragilità; dall ’ altro, a sua volta, alimenta un processo di zonizzazione e relativa normativa del territorio regionale che individua i punti nodali di crisi, ne stabilisce modalità a livello di progettazione, detta obiettivi ed indirizzi metodologici per ciascuno dei livelli progettuali. Il piano è per la nostra regione, dunque, soprattutto questo «processo» di formazione, al quale si aggiunge il più complesso (per certi aspetti autonomo) processo di revisione della legge ur banistica regionale, che dai contenuti del piano trae importanti contributi. Da un lato, infatti, con la elaborazione della nuova Legge Urbanistica si procederà alla semplificazione e sistemazione di norme e procedure (si pensi a una griglia rigorosa, a livello regionale e comunale, fatta di poche norme, chiare, ma controllabi li e sanzionabili, all ’ interno della quale si possa esprimere la po tenzialità degli operatori pubblici e privati). Dall ’ altro sarà possibi le, proprio attraverso il piano territoriale e il piano paesistico, dettare vincoli non fini a se stessi, ma in positivo, discendenti da scelte ed obiettivi di piano e non da elenchi e procedure. Per quanto riguarda i livelli istituzionali di pianificazione ur banistica, si ipotizza che: — a livello regionale il piano paesistico è elaborato, come si è già detto, come piano stralcio del P.T.C.; — a livello provinciale viene elaborato un unico piano, il piano provinciale, che comprende i contenuti del piano paesistico; 74

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