Transizione 1986

— a livello comunale è ribadita la necessità che sia un unico strumento generale di pianificazione (P.R.G.) a garantire la tutela. Oltre alla valutazione dei costi sociali della tutela, della non tutela, degli eventuali interventi e della loro variazione nel tempo, su alcune aree della regione, si intende procedere con progetti di fattibilità economico-occupazionale , visti anche come occasione di reddito e occupazione, anche se, come efficacemente afferma Paolo Leon, non ci sarebbe oggi bisogno di tradurre sempre il costo privato della tutela nel beneficio sociale dell ’ occupazione come mezzo per convincere coloro che della tutela vedono solo il riflesso negativo sui redditi di chi deve subire il vincolo. Progetti che vanno disegnati, valutati e realizzati sulla base del loro portato collettivo, non sulla base del loro significato in termi ni di mercato: se un ’ analisi finanziaria ed economica dei progetti è indispensabile per valutare con un metro comune le possibili al ternative, essa ha però un ruolo strumentale rispetto alle scelte finali, che devono tener conto dei benefici sociali nel lungo perio do. Per la definizione dei progetti occorre far confluire forze pub bliche e private, sociali ed economiche oltreché culturali, e reperire risorse finanziarie e lavorative anche trasformando in positivo proposte nazionali di occupazione culturale come quella, recente, sulla catalogazione dei beni culturali, che, basata su un ’ impostazio ne tecnicistica distorcente, ha però il merito di corrispondere ad una pressante domanda sociale. L ’ obiettivo è la realizzazione di proget ti integrati basati sul recupero edilizio, urbano e ambientale che, sfruttando leggi e finanziamenti disponibili o attivabili, pubblici o privati, locali, regionali o nazionali producano un ’ occupazione di retta nel settore pubblico (per l ’ attività di realizzazione-gestio ne e manutenzione) e una occupazione indiretta nella produzione di altri beni e servizi (anche ricreativi). In questo senso si tratta di riconsiderare in una più corretta ottica sociale e territoriale le tipologie e quindi il ruolo delle cosiddette «grandi opere». Oggi enfaticamente rilanciate, ideologi camente ed economicamente, le «grandi opere» non possono anno verare solo imponenti infrastrutture, spesso di dubbia «sinergia» complessiva, oltreché di dubbia necessità per un reale sviluppo del paese, ma devono anche riguardare la realizzazione di parchi e più 75

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