Transizione 1986
versus disponibilità, consenso versus oppressione (Berelson e altri, 1954, pp. 313-323; Almond e Verba, 1963, pp. 476-479; Milbra- th, 1965, pp. 143-45; Lewin, 1970, pp. 83-92). In secondo luogo l ’ apatia politica è considerata un filtro che esclude dalla partecipa zione al processo decisionale persone con attitudini antidemocrati che (Protho e Grigg, 1960, p. 293; McClosky, 1964, p. 376; cfr. Lewin, 1970, pp. 92-98). Infine, l ’ apatia politica è considerata un segno di consenso passivo e di una soddisfazione generale nei confronti del sistema politico (Lipset, 1960, p. 217; cfr. Lewin, 1970, pp. 99-101). Così, la partecipazione in politica non è un valore democratico in sé, ma è giudicata in rapporto alla stabilità e alla sopravvivenza del sistema politico che viene definito “ democratico ” sulla base di altri requisiti. Questa interpretazione normativa della partecipazione politica è stata particolarmente forte durante gli anni ’ 50 e gli anni ’ 60, ma è stata in seguito profondamente criticata per il fatto che, tra le altre ragioni, non riconosceva il proprio carattere di teoria nor mativa (Walker, 1966). Questa interpretazione, tuttavia, ha anco ra illustri sostenitori soprattutto fra i teorici neoelitisti (Joseph, 1981, pp. 163-65 e p. 175). Così, Samuel P. Huntington ritiene che un rapido incremento della partecipazione sia una delle cause immediate della crisi e della ingovernabilità della democrazia ame ricana e, quando discute un nuovo equilibrio democratico, dichiara esplicitamente che il funzionamento efficiente di un sistema politi co democratico richiede un certo grado di apatia e di non coinvol gimento di alcuni gruppi e di alcuni individui (Huntington, 1975, p. 14). La seconda interpretazione, o teoria normativa della partecipa zione politica, ritiene che un alto grado di partecipazione sia desi derabile. Vi sono tuttavia numerose differenze fra i teorici che vedono con favore un alto grado di partecipazione politica. Alcuni, infatti, definiscono normativamente la democrazia in termini di partecipazione dichiarando la partecipazione come la norma de mocratica (cfr. Lewin, 1970, p. 18), mentre altri sono su questo punto meno specifici (si veda ad es. Dahl, 1956, 1966, 1971; cfr. Krouse, 1982). Vi sono anche differenti risposte alla questione centrale delle ragioni per cui è importante che in una democrazia la gente partecipi alla politica. Queste risposte si basano su teorie più o meno esplicite della funzione della partecipazione politica. Lo scopo di questo articolo è di presentare e di discutere la teoria 79
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