Transizione 1986

questo criterio; la loro unità di riferimento è infatti il singolo cittadino e il loro ideale democratico è definito in termini di partecipazione e di attendibilità (cfr. Schmitter, 1983, pp. 887- 891). In merito alla partecipazione politica, il problema per i “ revi sionisti ” non è stabilire se i cittadini sono attivi o meno, ma se essi hanno l ’ opportunità di esercitare un controllo attraverso le loro iniziative quando essi desiderano o hanno bisogno di farlo (Lijphart, 1984, p. 2; Dahl, 1971, p. 87). Contro questa interpre tazione, i democratici radicali ribadiscono che la democrazia è una forma di governo che si realizza nella misura in cui la cittadinanza è attivamente impegnata nel processo decisionale politico (Bach- rach, 1967; Pateman, 1970; Macpherson, 1977). Mentre si potrebbe dire che la prima generazione di democra tici radicali degli anni ’ 60 non ha mai spiegato esattamente in che cosa consistesse il ruolo della partecipazione secondo le teorie clas siche o perché si dovesse attribuire ad essa un così alto valore (Pateman, 1970, p. 21), i radicali degli anni ’ 70 hanno messo ben in chiaro questo punto. Così, Carole Pateman e C.B. Macpherson hanno mostrato che nei classici si possono trovare almeno due diverse teorie della democrazia concernenti le funzioni della parte cipazione politica. Così per Bentham e James Mill la partecipazio ne ha una funzione puramente protettiva, mentre per Rousseau e John Stuart Mill essa ha anche una funzione educativa (Pateman, 1970, pp. 18-35; Macpherson, 1977, pp. 23-69; cfr. Ryan, 1974, pp. 200-203). Questa funzione educativa rappresenta per i radicali la giustificazione per rivendicare una diffusa partecipazione politi ca come caratteristica peculiare della democrazia. Il rifiuto o l ’ accettazione di questa concezione educativa della partecipazione sembra essere ancora il punto centrale che differen zia i sostenitori radicali della democrazia partecipativa dai più aperti democratici revisionisti. Così, è dubbio se Robert A. Dahl — che ha percorso un lungo tratto sul cammino del ripensamento della teoria democratica (Joseph, 1981, pp. 170-174) — attribui rebbe alla partecipazione politica aualcosa in più della funzione protettiva (Krouse, 1982, p. 448). Tuttavia, i democratici radicali non hanno fatto molto di più se non suggerire riferimenti agli scrittori democratici classici circa la funzione educativa della parte cipazione politica. A mia conoscenza, nessuno dei radicali degli anni ’ 60 e degli anni ’ 70 ha sviluppato in modo sistematico una teoria di questa funzione della partecipazione politica. Si può an 87

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