Transizione 1986
ma che la forma ideale di governo è il governo rappresentativo: «Non è difficile mostrare che la forma di governo idealmente migliore è quella in cui la sovranità, o il supremo controllo del potere in ultima istanza, risiede nell ’ intera comunità; in cui ogni cittadino non ha solo voce nell ’ esercizio della sovranità suprema, ma è, almeno occasionalmente, chiamato a prendere una parte reale nel governo per mezzo dello svolgimento diretto di alcune funzioni pubbliche locali o generali» (Mill, 1861, pp. 403-404). Mill sottolinea con forza l ’ importanza della partecipazione dei cittadini al governo: «il solo governo che possa soddisfare piena mente tutte le esigenze della vita sociale è quello in cui tutto il popolo partecipa; qualsiasi partecipazione, anche alla più piccola funzione pubblica, è utile; la partecipazione dovrebbe essere o- vunque tanto grande quanto lo consenta il generale grado di svi luppo della comunità; e nulla di meno può essere in definitiva desiderabile che l ’ accesso di tutti ad una parte del potere sovrano dello stato» (Mill, 1861, p. 412). Questo principio della partecipazione è giustificato da Mill sia in riferimento alla finalità protettiva, sia in riferimento alla fina lità educativa (Pateman, 1970, pp. 28-35; Duncan, 1973, pp. 248- 250; Thompson, 1976, p. 9 e p. 13 in nota; Macpherson, 1977, pp. 44-69). L ’ argomento protettivo a favore della partecipazio ne che J.S. Mill condivide con Bentham e con Jules Mill ri guarda il benessere diffuso tra i membri della società e la buona gestione degli affari sociali per mezzo delle risorse esistenti. Poiché ogni individuo è il miglior giudice dei propri interessi, e poiché gli interessi degli esclusi rischiano sempre di essere trascurati o male interpretati, tutti gli individui dovrebbero essere in grado di partecipare al «supremo potere di controllo» (Mill, 1861, pp. 404-405). L ’ argomento educativo a favore della partecipazione è considerato da Mill più importante dell ’ argomento protettivo (Mill, 1861, p. 406, cfr. pp. 390, 392 e 535). Alla base di questa posizione vi è la distinzione milliana fra due differenti tipi di caratteri umani, il tipo passivo e il tipo attivo — quello che combatte contro i mali e quello che li sopporta, quello che cerca di piegare le circostanze a proprio favore e quello che si piega ad esse (Mill, 1861, p. 410). Mill vuole provare che il carattere attivo è il migliore, sia per gli individui, sia per la società, e che la democrazia e la partecipa zione democratica è adatta a sviluppare questo carattere più di qualsiasi altra forma di governo: «Non vi può essere alcun dubbio 89
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