Transizione 1986
Ma una tale impostazione produce difficoltà, con l ’ attribuire ai rappresentati un grado irrealistico di iniziativa. Se è vero che «il concetto di popolo ha assunto una sua consistenza storica nell ’ am bito delle città-comunità, o nel contesto della rigida e minuziosa attribuzione di mansioni e privilegi dell ’ antico regime... col franare delle strutture corporative e dell ’ ordine dei ceti, e una volta ripu diato il principio dell ’ esistenza conforme al proprio stato, il termi ne “ popolo ” sta per designare “ tutti quanti ” » 22 . Come supporre che i “ tutti quanti ” , un insieme atomizzato, il cui equilibrio inter no è costantemente in discussione, siano portatori di domande politiche che attendono di essere tradotte nella pratica dai rappre sentanti? Anche la categoria di “ risposte ” (che sarebbe compito dei rappresentanti produrre) appare originata da una semplificazione dannosa: il comportamento dei rappresentanti è evidentemente un comportamento istituzionale, per cui gran parte delle loro iniziati ve sono da mettere in relazione — per poterle comprendere — con partner esterni che non hanno nulla a che fare con i cittadini e le loro “ richieste ” : tali interlocutori sono le organizzazioni parti tiche, le élite dirigenti dei gruppi di interesse, i pubblici ammi nistratori ... Tutte queste sono fonti di input di richieste nel sistema di rappresentanza politica, producono stimoli di azione cui i rappresentanti devono rispondere con opportuni comportamen ti 23 . Le richieste provenienti dalla comunità dei cittadini (se pure fosse possibile identificarle con sufficiente chiarezza) sono soltanto uno degli stimoli sopraddetti — probabilmente non il principale; perciò una teoria della rappresentanza che assuma l ’ ipotesi di leg gere come “ rispondenza ” il complesso rapporto fra il gruppo dei rappresentanti e la comunità dei rappresentati, quella teoria si scontrerebbe con l ’ impossibilità di procurare spiegazione ad una quantità troppo vasta di fenomeni. Veniamo alla seconda ipotesi: quella per cui i rappresentanti dovrebbero essere “ responsivi ” verso i rappresentati. È, questo della “ responsività ” , una sorta di “ vincolo ” che lega i primi ai secondi. Mentre esiste, da un lato, l ’ obbligo dei rappresentati a considerare valide per tutti le decisioni dei rappresentanti; ne esi ste, reciprocamente, un altro dei rappresentanti a produrre atti politici congruenti con coloro che si sono assunti il compito di rappresentare. Il problema è riuscire ad identificare i riferimenti per una condotta responsiva: occorre che i rappresentanti selezio ni 06
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