Transizione 1986
nilla in un lavoro del 1928 — in piena dittatura gomecista — non abbiamo né privilegi, né caste, né classi ermeticamente separate, né retaggi feudali, né ingiustizie storiche, né sedimentazioni che limi tino la libera espressione dell ’ individualità [...]» 6 . Il problema della democrazia, dunque, se mai vi è stato, è un problema già risolto nel passato, attraverso «l ’ applicazione pratica del suo principio fondamentale. In cent ’ anni di vita politica indi pendente possiamo affermare — ribadisce Vallenilla — che non abbiamo avuto problemi politici da risolvere [...]. Le nostre clas si popolari hanno potuto vedere ai vertici del potere i loro rappre sentanti legittimi, e le questioni più scottanti proposte dal libera lismo radicale le abbiamo soppiantate o messe in pratica senza le commozioni che hanno prodotto e stanno producendo presso altri popoli» 7 . Animata da questa logica — causale e provvidenziale insieme — la storia istituzionale venezuelana appare inverosimil mente idilliaca, destinata a plasmarsi e a placarsi in uno spirito individuale superiore che incarna e celebra tutte le qualità di un intero popolo: el Jefe Maximo, el Benemerito. «Fin dal trionfo dell ’ indipendenza, il vero carattere della democrazia venezuelana è stato il predominio individuale, con origini e fondamento nella volontà collettiva, manifestata in modo tacito od esplicito dalla grande maggioranza popolare. I nostri istinti assolutamente uguali tari, il nostro individualismo ancora indisciplinato, avventuroso, irriducibile ed eroico, hanno reso impossibile il predominio di una casta, di una classe, di una oligarchia qualunque fosse stata la sua origine» 8 . Le istituzioni liberal-democratiche appaiono dunque impossibili da attuare, anche se di fatto innecessarie, in quanto sostituite da una condizione storica atavica e prodigiosa: l ’ unità del popolo espressa «in modo tacito od esplicito» nel capo carismatico che è sintesi operante della peculiarità istituzionale latinoamericana ^el la convivenza cioè di democracia e autocracia. «Il Cesare democra tico [...] è sempre il rappresentante e il regolatore della sovrani tà popolare. Egli è la personificazione della democrazia, la Nazio ne fatta uomo. In lui si sintetizzano questi due concetti apparen temente opposti: democrazia e autocrazia. Cioè: Cesarismo demo cratico; l ’ uguaglianza sotto un capo» 9 . «L ’ autocrazia caudillista in virtù di un fenomeno che i sociologhi hanno chiamato solidarietà meccanica — spiega Vallenilla Lanz — per l ’ ingranaggio e la su bordinazione dei piccoli caudillos intorno al caudillo centrale, e- sponente dell ’ unità nazionale, è il vero superamento delle disgre
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