Transizione 1986
lirono tra autori latinoamericani e italiani quali Michels, Sergi, o Shigele o i più noti Ferri, Lombroso, Mosca e Pareto. Mi soffermo un attimo sul Michels, autore la cui importanza per il pensiero politico latinoamericano comincia finalmente a essere posta nel debito risalto. Vallenilla Lanz, da Michels, che egli citava con ammirazione — «l ’ eminente Professore della Università di Torino» — ricava, con opportuni adattamenti (tratti dalla sociologia e dalla storia istituzionale latinoamericane) la concezione generale riguardante «le tendenze oligarchiche degli aggregati politici» e la teoria della “ legittimità del duce ” , ovvero del capo il cui sorgere è legato al su peramento delle sopraffazioni del caciquismo e delle divisioni che nel campo sociale introducono la burocrazia dei partiti e delle istituzioni, sorgere, insomma, legato alla legittimità che emana di rettamente dal popolo. «Ciò che caratterizza essenzialmente la de mocrazia — scrive Vallenilla citando il Michels della prima edizio ne italiana della Sociologia del partito politico alla democrazia moderna (1912) — è che sotto il suo impero chiunque porta, nel sacco, un bastone da maresciallo» 19 . «Il sistema democratico si riduce in fondo, senza alcun dubbio — aveva scritto altrove Mi chels — al diritto delle masse di scegliersi da sé, in determinati momenti, quei padroni ai quali esse nel frattempo debbono assolu ta obbedienza; al sistema cioè che nella storia degli stati abbiamo imparato a conoscere sotto il nome di sistema plebiscitario o bo napartista» 20 , che Vallenilla a modo suo, denominava «di cesari smo democratico». Nella prospettiva di quegli anni la democrazia appare dunque — come scriveva un altro teorico dell ’ epoca, José Gii Fortoul — «corno una selección populista regresiva». «La democrazia tende a livellare uomini e circostanze, e, pertanto, a distruggere gli ele menti superiori, fino al punto che, in realtà, la denominazione che meglio le si addirebbe sarebbe quella di 21 . La co struzione della nazione appare dunque indissolubilmente legata al superamento delle debolezze e delle inferiorità rappresentate dalle democrazie e dal loro esempio. Ma la critica della democrazia, oltre a suggerire (ed imporre) una certa reinterpretazione della Historia nacional che mira a ridefinire cosa si debba e non si debba intendere per “ nazione ” e per “ nazionalismo ” 22 , permette la rielaborazione di un concetto e una prassi del nazionalismo politico-istituzionale capace di accantonare, per molti decenni, ogni indagine sulle reali ragioni storiche che avevano limitato o impedi 118
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