Transizione 1988
lazione, per così dire, si estrania dall'epoca storica concreta in cui vive, rivolgendosi a un'epoca precedente, e viene così a trovarsi in una situazione psicologicamente conflittuale. Contemporaneamente, le menzogne della propaganda ne gano perentoriamente l'evidenza della realtà che circonda la po polazione, sforzandosi di sostituirla con una fittizia. La gente vive in costante conflitto tra quello che avverte come realtà e quello che il regime vuole imporle come realtà. Questo conflitto conduce a una sorta di esistenza schizoide, perché impone la necessità di distinguere, e — per esempio — di insegnare ai bambini a di stinguere quello che si può dire in casa e quello che non si deve dire in pubblico. Il risultato è una vita nella menzogna imposta alla società intera. La maggior parte delle persone cerca la maniera di sottrarsi a questa atmosfera di falsità, e frappone la maggiore di stanza possibile fra sé e il regime imposto. La gente, ritirandosi nella propria sfera privata, personale e familiare, profondamente delusa da ogni ideologia laica, cerca la consolazione della religio ne. Una delle conseguenze dell'intervento di Breznev è, infatti, u- na ripresa di massa della religiosità in vasti strati della popolazio ne. Tutto ciò, e in particolare le rinnovate fortune dei cattolici ro mani, viene rafforzato dalla stupida lotta antireligiosa del regime ed è certamente influenzato dagli esempi offerti dai cattolici. Una delle più tragiche conseguenze del 21 agosto 1968 è l'orri bile devastazione prodottasi nella vita culturale cecoslovacca. Da to che i suoi esponenti avevano sostenuto nella loro grande mag gioranza il programma di democratizzazione, e non erano per lo più disposti all'abiura, ad accettare di rinunciare in pubblico alle loro opinioni ed a condannare le loro stesse attività, essi sono stati eliminati dalla vita culturale, espulsi dal Partito Comunista se ne erano membri, privati dei loro posti di lavoro e costretti a svolgere umili occupazioni. 468.000 sono stati gli espulsi dal partito, all'in- circa un terzo dei suoi membri. Più di centomila cittadini cecoslo vacchi, per lo più qualificati, spesso altamente qualificati, hanno lasciato il paese, che così, dopo la catastrofe dell'occupazione hitleriana (1939-1945) e il grande esodo successivo al febbraio 1948, quando i comunisti instaurarono la loro dittatura stalinista, ha subito la sua terza terribile emorragia, in un'epoca in cui i cer velli diventano la più importante forza produttiva della società. Ma è necessario osservare che, nonostante la costante pres sione, che sotto molti aspetti non è cessata ancor oggi, la resisten 91
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