Transizione 1988
«NORMALIZZAZIONE» CECOSLOVACCA E «PERESTROJKA»
Michal Reiman *
Il gruppo al potere oggi in Cecoslovacchia sta conducendo da mesi un'intensa campagna propagandistica contro la «primavera di Praga» del 1968 e i suoi esponenti. A giudicare dalle apparenze si direbbe che il senso fondamentale dell'operazione sia quello di eludere confronti e assimilazione di obiettivi tra «primavera» e perestrojka gorbacèviana, di impedire la riabilitazione della «pri mavera». In realtà, si tratta di un disegno diverso e ben più serio: l'attuale dirigenza cecoslovacca mira a stornare l'attenzione da quanto accaduto nel ventennio trascorso, dagli anni durante i quali quella stessa dirigenza si è dimostrata ossequiente e fanatica esecutrice del corso politico brezneviano, vuole insomma disto gliere l'attenzione dalle responsabilità che porta per lo stato deso lante in cui è oggi la società cecoslovacca. L'ostacolo principale alla ristrutturazione è rappresentato nel paese dalle conseguenze della politica della «normalizzazione» perseguita dai governanti dopo la sconfitta della «primavera». I tratti che accomunano la «primavera di Praga» e la perestrojka so vietica oggi sono però tanto evidenti da non poter essere negati neppure dalla dirigenza cecoslovacca. Perciò questa tenta di cam biare la propria argomentazione: ammette — ed è un fatto nuo vo — che nel 1968 in Cecoslovacchia erano necessari mutamenti di fondo; sostiene, tuttavia, che i cambiamenti vennero resi im- * Storico della rivoluzione russa, docente all'università di Praga e collaboratore dell'istituto di Storia del Socialismo; durante la «primavera di Praga» fu tra i consiglieri di Dubcek. Nel 1970 gli fu proibito di pubblicare i suoi scritti in Cecoslovacchia. Dal 1976 vive in Germania federale e oggi insegna alla Freie Universitàt di Berlino.
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