Transizione 1988

va nel 1968, non era e non poteva essere lo strumento con il quale il nuovo gruppo dirigente potesse esercitare il proprio potere. Quel partito, infatti, contava nelle sue file un gran numero di iscrit ti e di quadri che avevano costituito il nerbo del movimento rifor matore. Per cambiare la situazione a proprio vantaggio il nuovo gruppo, che era stato portato ai vertici del governo, doveva realiz zare una vasta repressione politica, ideologicamente motivata. Di qui il ricorso al metodo delle epurazioni. Dirigenti e intellettuali comunisti che avevano partecipato attivamente all'elaborazione e all'attuazione della politica delle riforme vennero espulsi dal partito. In ogni istanza del PCC si chiese agli iscritti di condannare la «primavera di Praga», di esprimere consenso all'intervento mili tare sovietico, pena l'esclusione. Alla stessa procedura dovettero sottostare i dirigenti economici e quelli dell'amministrazione sta tale, i funzionari, gli attivisti delle organizzazioni di massa. Conseguenza di tutto ciò: il PCC perse quasi mezzo milione di iscritti, un terzo circa della sua forza organizzativa, e nella gran parte dei casi fecero le spese dell'epurazione i più capaci e speri mentati, la maggioranza dell'intellettualità del partito. Si afferma rono i princìpi della selezione negativa: occasioni di avanzamento venivano offerte a coloro che non si erano impegnati nel 1968 o che avevano agito contro le riforme. Molto spesso venne accor data la preferenza a persone che in passato (prima cioè del 1968) si erano compromesse, politicamente o socialmente. All'espul sione o alla radiazione dal partito si accompagnava di regola la di scriminazione sociale. Nella maggior parte dei casi essere cacciati dal partito significava perdere il posto di lavoro e la possibilità di esercitare la propria professione, quanto meno un sensibile peg gioramento delle condizioni di lavoro. Spessissimo vennero col pite le mogli degli espulsi, i figli di questi avevano minori possi bilità di seguire gli studi. Si aggiunga a tutto ciò il fatto che un vasto strato di persone, già politicamente attive, venne a trovarsi in una situazione in cui era straordinariamente difficoltoso sviluppare una qualsiasi attività sociale o politica. I discriminati, infatti, veni vano esclusi, oltre che dal partito, dalle organizzazioni sociali e di massa cui appartenevano, erano espulsi dalle unioni professio nali, erano (e sono) impossibilitati a pubblicare i propri lavori, a esercitare funzioni pubbliche ecc. ecc. Laddove si giudicavano insufficienti anche tali provvedimenti si faceva ricorso alla violen za di Stato: arresti, fermi di polizia, interrogatori, processi e con 96

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