Transizione 1988
danne al carcere hanno interessato un grandissimo numero di per sone tra le quali eminenti rappresentanti della vita pubblica e della cultura cecoslovacca. (Per fare appena qualche nome e senza in tenzione alcuna di far torto ai moltissimi non ricordati: gli storici Milan Hùbl e Jaroslav Sabata, il generale Vàclav Prchlik, il pubbli cista Jin Lederer e poi il drammaturgo di fama mondiale Vàclav Havel, il giornalista Jin Dienstbier.) Una devastazione senza precedenti è il risultato dei colpi infetti alla cultura, alle scienze sociali, al settore delle comunicazioni di massa, dove la maggioranza degli artisti e dei letterati, degli scien ziati, dei giornalisti si sono visti privare della possibilità di conti nuare nel proprio lavoro. Molti di loro sono stati condannati ad assicurarsi il sostentamento con un duro lavoro manuale o altro impiego non corrispondente alla propria qualifica; sono stati pri vati della possibilità di presentare al pubblico le proprie opere. La loro produzione precedente è stata vietata o resa accessibile sol tanto a un ristrettissimo numero di persone, severamente selezio nato. Molti artisti, letterati, scienziati sono stati privati da un giorno all'altro dei contributi alla loro attività, sono stati resi impossibili i contatti con l'arte e la scienza di paesi stranieri. I provvedimenti repressivi, le discriminazioni hanno assunto una dimensione tale che, per i colpiti, è un grande problema il semplice prestito di libri dalle biblioteche pubbliche scientifiche. Le epurazioni hanno portato al disfacimento del precedente si stema di rapporti e di collegamenti interni alla società. Un'atmo sfera di timore per la propria condizione esistenziale, di paura di possibili denunce ha finito per dominare la vita pubblica. Le inno vazioni, gli impulsi del 1968 e degli anni Sessanta più in generale sono stati sistematicamente smantellati. Per il nuovo gruppo diri gente è diventato inaccettabile anche l'ultimo periodo dell'èra di Antonin Novotny, caratterizzato come «inammissibilmente libera le» e pertanto responsabile della cristallizzazione del «raggruppa mento destrorso». A questo tipo di valutazioni, ai fenomeni descritti va fatto risa lire un altro momento della politica della «normalizzazione»: quel lo che ha portato a coltivare il disinteresse dei cittadini verso la partecipazione attiva alla vita pubblica e all'attività politica, in bre ve: alla spoliticizzazione della società, all'orientamento consumi stico, al rinchiudersi nella sfera del privato. Il nuovo gruppo dirigente ha badato a fare in modo che nel 97
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