Transizione 1988
ovviamente ispirato dall'intensificarsi delle difficoltà economiche dei paesi del «socialismo reale» e dalla crescente sensazione che attenersi al vecchio sistema significava restare ulteriormente in dietro al mondo sviluppato e «ai paesi di nuova industrializzazio ne» (NIC, New Industrialized Countries), con le conseguenti mi nacce non solo per il livello dei consumi popolari ma anche per il prestigio internazionale. Le vere dimensioni del malessere eco nomico vengono gradualmente rivelate dalla denuncia delle scor rettezze statistiche che gettano un'ombra anche sui risultati sban dierati nei precedenti periodi. Giova notare a questo proposito che alcuni esperti considerano i dati relativi a prestazioni superiori alla media, come ad esempio quelle della RDT, come dovuti non solo a una migliore organizzazione o a circostanze esterne ecce zionalmente favorevoli, ma anche ad una «vivacizzazione» sta tistica. La riabilitazione delle idee della riforma economica della «primavera di Praga» e il fatto che l'attuazione di quese idee non sia più minacciata dalla «collera» di Mosca non possono però esse re considerate di per sé come equivalenti ad un ricupero della per duta chiave che avrebbe sciolto le catene del «socialismo reale». Durante in venti anni trascorsi sono successe tante cose, e il mes saggio della «primavera di Praga» deve essere riesaminato alla luce dell'esperienza. Il maggior problema sotto quest'angolo visuale è il fallimento del tipo di riforme economiche sostenute durante la «primavera di Praga» (ma anche precedentemente come fece ad esempio l'autore). Esse sono state un insuccesso solo perché non sono state attuate (oltre quelle precedentemente menzionate, si può aggiungere alla lista il tentativo riformatore polacco della me tà degli anni Settanta), ma ancor più seriamente sono fallite lad dove le riforme sono state attuate. Due di questi esempi in Europa sono la Jugoslavia e l'Unghe ria. Sarebbe esagerato considerare il loro bilancio completamente negativo. Inizialmente, entrambe hanno ottenuto alcuni successi, in termini di crescita abbinata ad un mercato molto più equilibrato rispetto a qualsiasi altro paese del «socialismo reale», alla qualità e alla varietà delle merci, alla maggiore attività delle relazioni eco nomiche con l'estero. La Jugoslavia non ha potuto mai concreta mente far fronte al problema della disoccupazione, un problema che viene riconosciuto estremamente difficile nelle condizioni di grave sottosviluppo di molte regioni, ed ha sofferto piuttosto co 118
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