Transizione 1988
stantemente di pressioni inflazionistiche; l'Ungheria se l'è cavata meglio sotto entrambi i profili grazie all'introduzione del NEM (il «Nuovo Meccanismo Economico») nel 1968. Tuttavia, con il pas sare del tempo la situazione economica in Jugoslavia e in Unghe ria si è deteriorata praticamente in tutti i campi, scendendo sotto molti aspetti a livelli inferiori persino ai non invidiabili risultati di tutti i paesi non oggetto di riforme (i due paesi vengono qui messi assieme per i limitati scopi di questa parte dell'argomentazione, senza l'intenzione di voler dare l'impressione che la loro posizio ne relativa sia identica: il bilancio della Jugoslavia per gli anni Ot tanta è un assoluto disastro, mentre l'Ungheria lotta tenendo an cora la testa sulla superficie dell'acqua). Le condizioni esterne della prima crisi del petrolio del 1973 sono state molto sfavorevoli per entrambi i paesi (specialmente per l'Ungheria), ma questo semplice fattore non può essere — e non è nei paesi interessati — accettato come una spiegazione suf ficiente. Invece un altro fattore comune è visto come la radice del problema: il fatto che le riforme economiche orientate in direzio ne del mercato non siano state accompagnate da una genuina pluralizzazione del sistema politico. Certo entrambi i paesi in que stione (così come la Polonia) sono andati più avanti sulla strada della liberalizzazione che non l'Unione Sovietica durante i tre anni dell'era della glasnost' ma l'essenza del potere monopartitico («ruolo dirigente del partito» nel linguaggio ufficiale, «mono- archia» nella mia terminologia) resta la stessa. Sotto questo aspetto lo spirito della «primavera di Praga» non è ancora riuscito a mate rializzarsi, e la crescente pressione per la pluralizzazione politica vera e propria riflette inter allia la convinzione condivisa da molti nell'Europa orientale che questa sia la strada principale per assi curare il successo della riforma economica. 4. Indubbiamente, agli insuccessi delle riforme economiche hanno contribuito fattori politici, così come la resistenza aperta o camuffata di tutti coloro i quali, in primo luogo nella burocrazia del partito e dello Stato, hanno interessi acquisiti al mantenimento del vecchio sistema. Ma le ragioni del fallimento non possono es sere ridotte a questi fattori soltanto. Come ho cercato di argomen tare in un articolo su Soviet Studies nel 1979, le riforme economi che concepite sulle linee della «primavera di Praga» (e il modello di questo autore della «economia centralmente pianificata con un 119
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