Transizione 1988
politiche monetarie e fiscali tradizionali miranti a contrastare le fluttuazioni cicliche, ma anche un'azione continua volta a mante nere un livello soddisfacente dell'occupazione nel lungo termine, neH'approwigionamento dei materiali, nelle infrastrutture sociali e culturali, nella ricerca e sviluppo, ecc. Sicché il risultato di questo nuovo radicalismo nelle riforme economiche non è affatto pre visto come un sistema di mercato del laissez-faire. Tenendo conto del fatto che la politica macro-economica dello Stato, nella sua più larga accezione, deve implicare previsioni basate non soltanto su segnali del mercato, ma anche sullo scambio diretto delle infor mazioni fra le parti economiche, può esservi una qualche giustifi cazione dell'uso del termina «pianificazione»; tuttavia, il termine in questo caso descriverebbe un'attività di tipo diverso da quella as sociata finora all'economia socialista. Questo è particolarmente vero se teniamo presenti le conseguenze della maggiore apertura del mondo esterno che è una componente importante della radi cale riforma economica degli ultimi anni Ottanta. c) La distribuzione del reddito e della ricchezza. Le implicazioni per i princìpi distribuitivi possono essere sostanziali e molteplici. Innanzitutto, l'imprenditorialità diventa un titolo importante per la partecipazione al processo distributivo, e probabilmente un fat tore vitale di allargamento dei differenziali del reddito — e della ricchezza — specialmente in relazione al mercato dei capitali. In secondo luogo, il reddito della proprietà diventa pienamente leg- gittimato, non soltanto nella sfera dei risparmi privati e della pro prietà dei beni di consumo durevoli, ma anche nella sfera della proprietà dei mezzi di produzione, siano essi privati, cooperativi o di proprietà statale. In terzo luogo, il modo d'agire della immer sione radicale nelle logiche di mercato richiede un allargamento delle regole di mercato al processo di determinazione dei salari, legato ad un tipo avversativo di contrattazione fra le direzioni co me acquirenti e i lavoratori come venditori di manodopera. Anche in questo caso, ciò non equivale ad un mercato del lavoro «libero» o a differenziali illimitati di reddito e di ricchezza. Il sistema non deve essere privato di strumenti efficaci di politica dei redditi su una macroscala, nonostante il probabile risultato di un allarga mento dei differenziali aperti, in particolare quando venga preso in considerazione il numero relativamente piccolo dei percettori di guadagni inevitabilmente molto elevati. Tuttavia, la situazione risultante apparirebbe certo assolutamente non familiare a coloro 122
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