Transizione 1988
che sono abituati alla tradizionale cultura distributiva socialista. 6. L'idea di dare un sintetico quadro delle possibili implicazioni di una riforma radicale orientata sul mercato, che tragga le lezioni dei passati insuccessi, non vuole spaventare nessuno (le realtà e- conomiche del sistema esistente sono già abbastanza paurose), bensì mira a chiarire l'opinione dell'autore che una riforma con una possibilità (non una garanzia) di successo deve oggi andare molto oltre la «primavera di Praga». Stando così le cose, ci si può legittimamente chiedere se sia il caso, dopo tutto, di portare il lutto per la scomparsa della «primavera di Praga». Qualora se ne fosse consentita la continuazione, essa non sarebbe terminata più o me no allo stesso modo dei molti altri tentativi di riforme che hanno preceduto e seguito la «primavera di Praga»? Come ho sostenuto fin dall'inizio di questo saggio, un tale tipo di interrogativo avulso dalla realtà dei fatti è a rigor di logica senza risposta, tuttavia se è lecito indulgere in considerazioni speculative, oserei affermare che sembra esservi ancora una ragione di rimpiangere la repres sione della «primavera di Praga», e non soltanto per ragioni nostal giche, bensì anche pragmatiche. Precisamente, le caratteristiche principali della «primavera di Praga» evidenziate al punto 1 — e cioè la combinazione del cam biamento economico con quello politico, come anche l'azione «dall'alto» assieme a una forma di movimento di massa — promet tevano (anche in questo caso non garantivano!) di creare condi zioni molto più favorevoli ad una dinamizzazione del sistema ri spetto a quanto altrove fino ad oggi sperimentato. Ecco perché io penso che il meccanismo economico generato dalla «primavera di Praga» avrebbe avuto una maggiore possibilità (non certezza!) di rispondere in modo flessibile alle esigenze dell'economia reale, di imparare strada facendo, e quindi di essere suscettibile, in caso di necessità, di radicali cambiamenti istituzionali. Naturalmente, tutta questa è ormai acqua passata sotto i ponti dal punto di vista della «primavera di Praga» in sé e per sé. Tuttavia una cosa appare importante per il presente: la necessità di creare condizioni — politiche e ideologiche — propizie per la dinamica del sistema economico, senza costrizioni imposte a priori, senza alcun modello finale che aspiri a fornire criteri predeterminati per la direzione dello sviluppo. I settant'anni trascorsi dalla Rivoluzio ne di Ottobre abbondano di esempi del successivo venir meno 123
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