Transizione 1988

PRECEDENTI, ELABORAZIONI ED EFFETTI DELLA «DOTTRINA BREZNEV» Paolo Vittorelli*

Chiunque si aspettasse di trovare una formulazione compiuta della «dottrina Breznev» rimarebbe profondamente deluso. Non si tratta, infatti, di una elaborazione astratta, anche se il suo fonda mento è la dottrina della «sovranità limitata» degli Stati a regime socialista vincolati all'Unione Sovietica da un patto di alleanza. Ma la dottrina nasce dai fatti, dalle varie forme di pressione o d'inter vento dell'URSS negli affari interni di altri Stati socialisti, che assu mono una forma molto elastica a seconda delle situazioni, dei pe ricoli paventati, della affidabilità o meno dei gruppi dirigenti co munisti dei paesi ai quali è stata applicata questa dottrina, ed an che della capacità di gestire le crisi dei diversi dirigenti comunisti sovietici susseguitisi dalla morte di Stalin a quella di Breznev. Poi, viene Andropov, che pare fosse contrario all'intervento sovietico in Afghanistan, anche se era ambasciatore a Budapest durante i fatti d'Ungheria del 1956. Poi Cernenko, che non tenta neppure di dare una soluzione politica alla questione afghana, anche se contribuisce a non inasprire la pressione sulla Polonia. Poi co mincia l'era Gorbacèv, che fa sperare un superamento graduale del diritto rivendicato dall'URSS di difendere anche con la forza i propri interessi nei paesi alleati. Ma vi è un altro aspetto della questione che merita un mo mento di attenzione. I capi dell'unione Sovietica seguiti a Stalin dopo il 1953 non sono mai fieri di dovere ricorrere alla forza delle armi per difendere l'integrità di un regime comunista in un paese alleato o per tutelare la sicurezza dell'URSS. In questo sono molto

* Presidente dell'ISTRID di Roma.

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