Transizione 1988

diversi da Stalin. Soprattutto dopo la condanna al XX Congresso del PCUS delle «violazioni della legalità socialista», essi non si ac contentano di tentare di eliminare gradualmente il regime repres sivo interno che condanna milioni di cittadini sovietici a temere di finire senza ragione in un campo di concentramento. Tentano di estendere questo inizio di democrazia ai rapporti con gli altri Stati socialisti. Anche nelle relazioni Est-Ovest, la contrapposizio ne «muro contro muro» del mondo socialista a quello capitalista o imperialista, la divisione del mondo, cioè, in due campi irrime diabilmente contrapposti, idealizzata da Zdanov e posta a fonda mento della carta costitutiva del Cominform, lascia il posto, a poco a poco, a vari conati miranti a patrocinare la «coesistenza pacifica» fra regimi sociali diversi. Questa tendenza ha quindi per effetto di rendere i successori di Stalin poco propensi a vantarsi degli atti d'intervento negli affari interni di altri Stati socialisti. Se ne trovano numerosi esempi, anche se spesso contraddetti da prese di posizione successive, assunte in momenti di tensione internazionale o all'interno del mondo comunista. La posizione più liberale, che sembra inaugurare un nuovo corso nei rapporti interni al blocco socialista, si trova nella dichiarazione di Belgrado del 27 maggio 1955, in occasione della riconciliazione con Tito, la quale specifica nettamente che le relazioni fra Stati socialisti sa ranno rette dalle norme classiche delle relazioni interstatali, fon date sul rispetto della sovranità degli Stati, quale che sia il loro re gime interno: posizione, questa, avallata dal XX Congresso. Posi zione, inoltre, non contraddetta dal Patto di Varsavia, firmato qualche giorno prima della visita lampo di Hruscèv a Belgrado, il 14 maggio 1955, poiché il Patto tace sui rapporti fra Stati all'in terno del Patto, anche se non tollera che uno qualunque dei di versi firmatari dei patti bilaterali militari con l'URSS non ne faccia parte 1 . Ben diversa era la situazione al tempo di Stalin. Molto lucida mente viene così descritta dal nostro collega, Prof. Michal Reiman, nella sua relazione al convegno di Firenze su «Il XX Congresso del PCUS», fatta nell'ottobre 1986 2 : «Il rispetto dei princìpi di indi pendenza, uguaglianza e vantaggio reciproco nell'ambito delle relazioni dell'URSS con i paesi di democrazia popolare era qual cosa di estraneo all'epoca staliniana, mentre le tesi sulle vie 'speci fiche' e 'nazionali' al socialismo degli Stati di democrazia popolare erano considerate una manifestazione di nazionalismo ed antiso li 26

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