Transizione 1988
per gli altri Stati socialisti» 16 . Poco tempo dopo, il 12 novembre 1968, lo stesso Breznev dichiarò, al V Congresso del partito polacco: «Quando forze inter ne e d esterne, ostili al socialismo, cercano di contrastare lo svilup po di qualunque paese socialista nel senso di una restaurazione dell'ordine capitalistico, quando una minaccia alla causa del so cialismo sorga in quel paese, minaccia alla sicurezza della co munità socialista nel suo insieme — ci si trova davanti ad un problema non solo del popolo del paese interessato, ma anche davanti ad un problema comune e ad una causa di preoccupa zione di tutti i paesi socialisti» 17 . Questo è un linguaggio che s'inquadra nella nuova situazione strategica in Europa, dopo che Unione Sovietica e Stati Uniti ebbero conseguito la parità nel campo nucleare e dopo che la comunità internazionale ebbe accettato che la pace in Europa si fondasse sull'equilibrio delle forze in presenza e sull'effetto dis suasivo della minaccia nucleare. È tuttavia dubbio che la «prima vera di Praga» potesse sconvolgere questi equilibri e che mirasse a modificare l'equilibrio di potenza in Europa. Ma fu un linguaggio che, già implicito nelle reazioni americane ai fatti d'Ungheria, rassomiglia più ad una posizione di principio nei negoziati sul disarmo che ad una violazione dei diritti sovrani delle nazioni aderenti al Patto di Varsavia. Forse per questo, Breznev, a diffe renza di HruSCèv dodici anni prima, fa in modo da ottenere la partecipazione all'operazione di tutte le altre nazioni aderenti al Patto di Varsavia, tranne la sola Romania. Questa posizione politica, che lascia più liberi di reagire nega tivamente i partiti non impegnati nel Patto (e lo stesso partito rumeno), inserisce l'invasione della Cecoslovacchia nel quadro dei rapporti Est-Ovest in Europa. Pur non nascondendo di mirare alla «sovranità limitata» delle nazioni europee aderenti al Patto di Varsavia, la «dottrina Breznev» lascierà uno spiraglio aperto alla di stensione e al disarmo, che, con gli accordi SALT-1 e ABM, con durrà due o tre anni dopo ai primi passi di un controllo bilaterale degli armamenti nucleari, e non imporrà in maniera permanente un'ipoteca ideologica che solo con l'era di GorbaCèv comincerà ad attenuarsi. L'URSS accetterà, pochi anni dopo, con la firma dell'Atto finale di Helsinki del 1975, di sottoscrivere una serie di princìpi sulle relazioni fra gli Stati che comporta il ritorno ad alcune norme
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