Transizione 1988

tradizionali del diritto internazionale. Fra queste, senza distinzioni apparenti fra Stati socialisti o Stati con diverso regime sociale, figurano l'«eguaglianza sovrana, il rispetto dei diritti inerenti alla sovranità», il «non ricorso alla minaccia o all'uso della forza», la «in violabilità delle frontiere», la «integrità territoriale degli Stati», la «composizione pacifica delle controversie», il «non intervento ne gli affari interni» di altri Stati, «quali che siano le loro relazioni reciproche», il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fonda mentali», la «eguaglianza dei diritti» e la «autodeterminazione dei popoli», ecc. Tutto ciò non impedirà a BreZnev, qualche anno dopo, alla fine del 1979, di intervenire militarmente nell'Afghanistan. Ma Helsinki era un accordo fra Stati europei, Stati Uniti e Canadà, anche se i princìpi sanciti dal suo Atto finale avevano un carattere universale ed erano almeno in parte già contenuti in altri atti internazionali. Pur non dovendo esagerarne l'importanza, l'Atto finale di Helsinki contribuisce invece certamente, insieme con una serie di fattori interni di grande rilievo, a spiegare come mai l'Unione Sovietica, nella lunga crisi polacca degli anni Ottanta, non sia mai interve nuta militarmente per imporre una soluzione capace di garantire la stabilità del regime polacco e la sua fedeltà agl'interessi di sicu rezza dell'unione Sovietica e del Patto di Varsavia. È vero che la Polonia è stata assai vicina ad alcuni elementi di crisi già verificatisi nei fatti d'Ungheria del 1956 e in quelli di Cecoslovacchia del 1968. Ma, pur facendo l'URSS sentire la sua pressione militare sulla Polonia, pur ricorrendo a quella che si usa definire una «strategia indiretta», tuttavia è riuscita ad astenersi dal ricadere nell'errore dell'invasione. Perciò l'intervento militare sovietico in Afghanistan è rimasto ideologicamentte isolato rispetto alle varie forme di pressione che si configurano nella «dottrina Breznev». Perciò pure, prima ancora che i fatti del 1956 e del 1968 siano diventati oggetto di ri pensa mento autocritico, nel nuovo clima di glasnost', l'intervento militare in Afghanistan, uno degli ultimi atti della politica breZne- viana, ha offerto l'occasione di una revisione autocritica. È vero che questo intervento non può rientrare né nel quadro ungherese, della difesa di un regime di democrazia popolare, né in quello cecoslovacco, della tutela degl'interessi strategici dell'U- nione Sovietica in Europa. Vi è chi l'ha considerato come un ri torno al desiderio dell'Unione Sovietica di accedere ai mari caldi; 134

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