Transizione 1988

della «dottrina Breznev»», afferma di essere lontano «dall'intenzione di esortare chicchessia a copiarci»»; sostiene che «ogni paese socia lista ha una propria specificità»», che «i partiti fratelli tracciano la li nea politica tenendo conto delle condizioni nazionali»», che «nes sun partito possiede il monopolio della verità»». Queste cose le dice nel paese della «primavera di Praga»» davanti ai suoi affossatori. Tutto ciò è reso possibile dalla nuova fase storica e politica verso la quale si sta avviando l'URSS e, con essa, dovrebbe avviarsi tutto il mondo ad essa legato: quella fase che sarà inaugurata formalmente dalla Conferenza del PCUS svoltasi alla fine del giugno 1988. Sempre nello stesso discorso di Praga, il leader sovietico si dichiara infine convinto che «si può affermare che il periodo di formazione del socialismo come sistema mondiale è ormai passato»» e che «è iniziata una fase nuova che esige che tutto il sistema di cooperazione dei nostri paesi venga elevato ad un livello qualitativamente nuovo»». È tuttavia più facile imporre una svolta conservatrice con la for za delle armi sovietiche che facilitare in ciascuno dei partiti fratelli, i cui capi sono quasi sempre riluttanti a farlo, — come furono rilut tanti ad accettare la condanna di Stalin, — una evoluzione in senso democratico. Gorbacèv deve quindi accontentarsi di sollecitare dall'esterno un processo di rinnovamento interno. E lo fa a Praga, dove i capi comunisti sono ancora quelli che chiamarono le trup pe sovietiche nel 1968 per coartare il rinnovamento autonomo tentato con la «primavera di Praga»». Forse non basteranno per ripristinare in questi paesi un senso di sicurezza semplici affermazioni teoriche, come questa: «Noi muoviamo dalla considerazione che tutto il sistema dei rapporti politici fra i paesi del socialismo possa e debba essee costruito im prescindibilmente su una base di parità e di responsabilità reci proca. Nel mondo del socialismo nessuno ha la facoltà di pre tendere uno status particolare. L'autonomia di ogni partito, la sua responsabilità nei confronti del proprio popolo ed il diritto di ri solvere in modo sovrano le questioni connesse con lo sviluppo del paese, rappresentano per noi princìpi inderogabili. Nel con tempo, noi siamo profondamente convinti che i successi della co munità socialista siano impossibili, qualora ogni singolo partito e paese non presti particolare attenzione non solo ai propri inte ressi, ma anche a quelli comuni...»». Ma come dare un segno tangibile di questa volontà dell'URSS 136

Made with FlippingBook Ebook Creator