Transizione 1988

cupazione di definirne i limiti. La rinuncia formale a un ruolo di guida ideologica, implicita nella presa di posizione contro «l ’ aspi razione di qualsiasi partito al monopolio della verità» 8 , rivela un atteggiamento divenuto più flessibile. Questo non significa, però, d'altra parte, la rinuncia di postulati dottrinari fondamentali. Sul principio ritenuto irrinunciabile del ruolo dirigente del partito, considerato tratto distintivo dei regimi comunisti, non vi possono essere compromissioni. Gorbacèv ha affermato solennemente nel giugno del 1986 al Congresso del Partito Operaio Polacco: «La classe operiaia e il Partito Comunista» costituiscono «il sistema ner voso della società socialista» 9 . L'ipotesi del pluripartitismo viene e- splicitamente rifiutata. Questo atteggiamento sembra condiviso anche dai dirigenti sovietici più avanzati, preoccupati di un eventuale indebolimento di autorità, in una fase di riforme che e- spone i paesi socialisti a crescenti rivendicazioni nazionali e politi co-sociali. Nello spirito del pluralismo socialista la revisione in corso riguarda non tanto il principio del ruolo dirigente comunista quanto le forme più flessibili e articolate in cui questo può articolarsi. * * * Nell'applicazione pratica di queste prime indicazioni si vanno definando i lineamenti di una politica sovietica improntata a mag gior coerenza e dinamismo. L'attenzione di Mosca si concentra su quello che potrebbe essere l'effetto moltiplicatore sui progressi dell'insieme della comunità socialista di una stretta cooperazione tra sovietici e europei orientali. Gorbacèv è convinto che «la forza indivisibile nella lotta per il futuro sia costituita dalla colla borazione compatta degli Stati socialisti, la loro potenza economi ca e difensiva, l'unità d'azione sulla scena internazionale» 10 . A questo scopo si insiste molto, fra l'altro, sulla necessità di effettivi e più frequenti contatti basati su un processo sistematico di consultazioni reciproche. Il segretario generale Gorbacèv se ne è fatto carico in prima persona, stabilendo dove possibile legami diretti con i diversi fe^dersjaruzelski, Honnecker, Zivkov, Ceau- sescu, e quelli di più recente nomina Jakes, Grosz. Non bisogna — egli afferma — che «importanti decisioni vengano prese senza il dovuto consiglio degli amici». L'elaborazione di una azione poli tica comune riguarda tutti i settori di attività. «L'intera gamma delle relazioni politiche, economiche, e umanitarie, con i paesi socia listi — si afferma — viene oggi rielaborata secondo le esigenze og 142

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