Transizione 1988
Mosca nella conduzione della nuova politica nei confronti dell'Europa Orientale continua a poter fare assegnamento, anche se non più nella misura del passato, su notevoli capacità d'influen za. I vantaggi che le derivano dalla sua posizione di superpotenza ancorché come notato in difficoltà si sono solo parzialmente ri dotti. I costi di gestione necessari per mantenere la propria ege monia regionale sono per molti aspetti aumentati; ma non al pun to di incidere sull'abilità complessiva dell'unione Sovietica di far valere la propria preminenza nei rapporti con i paesi della re gione. I mezzi a disposizione per assicurare il controllo di mas sima dei paesi europeo-orientali riguardano capacità di diversa natura, politica, economica, militare, ecc. Presenteremo alcune considerazioni su quest'ultimo aspetto tenuto conto che rap presenta, anche nella fase attuale, lo strumento in ultima analisi risolutivo. Sul piano della forza militare la posizione di preponderanza dell'unione Sovietica resta come per il passato incontrastata. Le trenta divisioni presenti sui territori europeo-orientali (diciannove in Germania orientale, due in Polonia, cinque in Cecoslovacchia, quattro in Ungheria) con la copertura in caso di necessità di un numero almeno doppio di divisioni stanziate nei distretti occi dentali dell'unione Sovietica rappresentano un formidabile appa rato bellico. La loro funzione è allo stesso tempo dimostrativa e operativa; dimostrativa, in quanto testimonia concretamente della determinazione sovietica al mantenimento in ogni caso delle proprie basi di influenza nella regione; operativa, perché assicura la disponibilità di un dispositivo d'intervento nel caso di una minaccia alla stabilità di quei regimi o/e al loro allineamento con Mosca. Il ricorso alla Armata Rossa per condurre operazioni re pressive ha comportato in passato scelte dal punto di vista so vietico molto impegnative. Alla decisione di intervenire si è arri vati dopo molte incertezze di fronte all'evidente impossibilità di contenere con altri mezzi l'eruzione di una crisi nella regione. Così è avvenuto nel 1956 per reprimere la rivolta di Budapest, nel 1968 per soffocare la «primavera di Praga», e quindi nel 1981 per pre disporre un eventuale intervento in Polonia. L'ipotesi avanzata di recente di una possibile riduzione nella presenza delle divisioni sovietiche in Europa orientale va valutata tenendo conto della realtà di una situazione in cui pesano forte mente gli elementi psicologici di immagine. Gorbacèv, il quale 145
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