Transizione 1988

senza dubbio percepisce la grande importanza sul piano dimo strativo di una simile iniziativa non si può permettere errori. In ca so di crisi ne andrebbe della sua posizione al Cremlino e delle sorti stesse del corso riformatore. Il segretario generale deve soppesare con estrema precisione gli effetti di tale decisione su quei settori della popolazione, e forse anche dei regimi europeo-orientali contrari ad ogni forma di egemonia sovietica. Bisogna, in so stanza, evitare che questa mossa diretta nelle intenzioni a rendere più distesi i rapporti con i paesi del Patto di Varsavia, oltreché con l'occidente, venga interpretata come un'indicazione di diminuito impegno sovietico. L'eventuale ridimensionamento della presenza militare sovie tica si ricollega alla questione più generale del ruolo che Mosca oggi attribuisce alla funzione dell'Armata Rossa; in altri termini dell'attualità o meno della «dottrina Breznev» che sancisce la legit timità di interventi militari nel caso di gravi crisi in Europa orien tale. Il discorso in proposito risulta molto complesso data la con traddittorietà delle posizioni sovietiche. L'impostazione gorba- Cèviana della politica internazionale, più in particolare della linea sviluppata nei confronti dei paesi europeo-oreintali, è espres sione di un atteggiamento, come sottolineato, divenuto molto più moderato. Il ripudio dell'uso della forza nei confronti dei paesi alleati, è stato del resto sancito in documenti formali sottoscritti di recente dai sovietici. Si tratta di documenti importanti, anche se hanno il limite di non essere stati elaborati in occasione di incontri nell'ambito della comunità socialista. Il testo più esplicito firmato nel settembre del 1986 alla Conferenza per le Misure di Sicurezza e Fiducia, insieme ad altri 36 firmatari, obbliga Mosca «ad astenersi nei rapporti con altri Stati dalla minaccia o dall'uso della forza, a prescindere dall'esistenza o meno di un rapporto di alleanza con questo Stato» 15 . Più di recente, nel marzo scorso, in occasione della visita di Gorbacèv a Belgrado, è stata pubblicata una Dichia razione comune sovietico-jugoslava, nella quale si ribadisce il di ritto all'indipendenza di ogni paese «quale che ne sia il sistema po litico, le forme o natura delle alleanze internazionali, la posizione geografica» 16 . Tutto questo non può far ignorare, d'altra parte, il fatto che l'U- nione Sovietica non ha manifestato finora alcuna volontà di rinunciare in ogni caso all'impiego della forza in Europa orientale. Le voci sovietiche in senso contrario sono quelle di alcuni esperti 146

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