Transizione 1988
specifica di ambedue i paesi: da una parte la Cecoslovacchia, pic colo paese abitato da solo due popoli, Cechi e Slovacchi, con tra dizioni democratiche ancora vive, con una buona situazione eco nomica e con la spinta a combinare l'iniziativa per le riforme dall'alto, dal Partito Comunista rinnovato, all'appoggio della mag gioranza della popolazione e dunque alla pressione «dal basso», e dall'altra parte, l'Unione Sovietica, un paese immenso, esteso, dall'Europa fino all'Estremo Oriente, con 120 popoli, nazionalità e minoranze etniche, con una eredità pesante di Stalin e di Brez nev, con una situazione economica piuttosto drammatica, senza tradizioni democratiche e anche con resistenze alla nuova politica da parte di una burocrazia molto potente. Ma nonostante queste differenze, la linea politica di Gorbacèv e quella della «primavera di Praga» partono dalla stessa fonte d'ispirazione, cioè dalla co scienza che il modello stalinista del «socialismo reale» ha portato queste società ad una crisi profonda, dalla quale si può uscire solo con riforme radicali, economiche e politiche. Si può dunque dire che la politica attuale di Gorbacèv nell'URSS abbia riabilitato poli ticamente la «primavera di Praga», anche se Gorbaèèv stesso non ha avuto ancora il coraggio (oppure la possibilità?) di affermarlo pubblicamente. I cambiamenti in URSS avranno senz'altro ripercussioni anche all'interno degli altri paesi dell'Europa dell'Est. Questo si avverte anche in Cecoslovacchia, ma con molte difficoltà ed ostacoli, per ché il gruppo dirigente attuale del PCC è lo stesso che fu a suo tem po imposto dall'intervento militare di Breznev e che, dunque, trae la sua legittimità dalla tesi secondo cui la «primavera di Praga» era una «controrivoluzione» e l'intervento militare del 20 agosto 1968 necessario e giustificato. Questo gruppo dirigente del PCC ha pau ra delle riforme di Gorbacèv, perché è consapevole di non godere del consenso della maggioranza della popolazione e sa che, di conseguenza, le riforme possono aprire lo spazio all'iniziativa dei cittadini, iniziativa che il potere attuale non sarà in grado di con trollare. Ma nonostante questo, la direzione del PCC non può an dare contro la politica della nuova direzione sovietica, perché du rante i 19 anni della «normalizzazione» ha presentato l'URSS come un «nostro esempio» e poi perché essa dipende dall'URSS sul piano economico, militare e politico. Perciò essa dichiara il suo appog gio alla politica di Gorbacèv e alle riforme economiche e alla de mocratizzazione. Ma come la popolazione può credere ai dirigenti 161
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