Transizione 1988

dello, di un'esperienza. E riflettendo sui fatti del 1968 si incomin- cerà a guardare all'URSS di Breznev come al paese che cin quantanni dopo aveva dato il via ad una fase di trasformazioni tanto significative a livello mondiale, era diventato ora l'affossato- re delle spinte alle riforme che nascevano sia al suo interno (Hruscèv), sia all'interno del campo del socialismo sovietico. Per dare continuità al processo aperto dall'ottobre bisognava dunque — ed ecco lo «strappo» del 1981 — fare i conti con l'involuzione della politica sovietica, cercarne le radici riflettendo su quella esperienza, ripensare in particolare la questione della demo crazia, con la consapevolezza che si trattava non già di cercare qualcosa al di fuori, al di là della tradizione comunista e socialista, e cioè al di fuori della propria storia, e della propria cultura ma di ritrovare il filo che era stato interrotto, ricuperando alla tra dizione, all'identità comunista e del movimento operaio e di tra sformazione, quei valori, quelle pagine, quelle voci — Buharin, Trockij, certo, ma anche Martov, anche l'austromarxismo ecc. — che erano state colpite o ignorate. Perché non si è giunti prima a queste conclusioni? Sul piano politico la questione viene posta spesso. È vero che alcuni partiti, non però comunisti ma che tuttavia, come ad esempio il PSI, han no a lungo operato sulla base di scelte non diverse (anche per quel che riguarda l'atteggiamento verso l'Unione Sovietica), hanno compiuto nel 1956 una scelta che doveva collocarli, non però su bito né facilmente (ché, ad esempio, l'idea di uno «strappo» dal- l'URSS — si veda la lettera, che Tamburrano ha pubblicato, inviata da Nenni a Suslov nell'estate del 1956 dopo il «rapporto segreto» ma prima dell'Ungheria — venne a lungo respinta), su una nuova e diversa prospettiva. È anche vero che all'interno del movimento comunista la questione di un modo nuovo di guardare all'URSS venne posta in quello stesso periodo, nei giorni dei fatti di Ungheria, da forze minoritarie, ma assai significative, e che è giu sto considerare parte della identità, della tradizione comunista, di una tradizione che è fatta dai vincitori come dai vinti. Prevalse allora la posizione, che oggi i comunisti italiani considerano erra ta, della inevitabilità della «scelta di campo» a fianco dell'URSS. Tuttavia, il problema non è quello di premiare chi ha schiacciato per primo il pulsante. In sede storica la questione è di capire per ché quello che si usa definire lo «strappo» sia maturato nel PCI nel 1980-1981 e non prima, e perché non sia diventato, al di là del PCI, 175

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