Transizione 1988

riguarda soltanto la vita morale) delle società socialiste rispetto a quelle dei paesi capitalisti, non ha certo aiutato a far sì che si giun gesse più rapidamente ad esprimere quel giudizio complessivo sull'esperienza sovietica cui si perverrà soltanto dopo la Polonia e l'Afghanistan negli anni Ottanta. Oltre a ciò quell'atteggiamento ha favorito la tendenza a continuare a guardare al movimento co munista internazionale come ad una realtà dalla quale, nono stante l'esistenza di divergenze tanto gravi, era assurdo pensare di non fare parte (anche se in nome di quella che veniva chiamata la «politica della presenza» e dell'autonomia per cui a Mosca e a Pechino si diceva «quello che si diceva a Roma»). E ancora e so prattutto non ha aiutato sostenere sul piano internazionale quel movimento, quell'aggregazione di forze comuniste e della Sinistra che aveva incominciato a delinearsi nel 1968. Qui ci si imbatte certamente in un problema. Il PCI aveva allora molti amici e godeva di una crescente influenza internazionale. Gramsci veniva tradotto e discusso in decine di paesi, dalla Spa gna al Giappone, all'America Latina. All'interno del PCF, dopo che si era esaurito l'Eurocomunismo di vertice e di facciata di quel par tito, un gruppo non indifferente di quadri e di intellettuali si pre sentava come sostenitore di una linea «italiana». Nella stessa Unio ne Sovietica uno dei gruppi più interessanti del dissenso politico interno, i cui dirigenti sono oggi in più di un caso esponenti rap presentativi della perestrojka, pubblicava e diffondeva clan destinamente scritti di comunisti italiani. Sul PCI di Berlinguer u- scivano libri, analisi e venivano condotte ricerche negli Stati Uniti, in Germania, in Giappone. Col PCI, con quel PCI, intessevano dia loghi fruttuosi i partiti socialisti e socialdemocratici di tutta l'Eu ropa e in primo luogo la SPD. D'altro canto, come si è detto, partiti o gruppi che si definivano o venivano definiti eurocomunisti e- rano presenti in molti paesi. Certo il momento non era facile. Contro il formarsi di un'aggregazione di forze che sulla sepa razione e sulla critica del modello sovietico costruivano la loro i- dentità politica, dura e pesante è stata non soltanto l'iniziativa nei vari paesi dei gruppi prosovietici ma dello stesso partito sovietico (che ha imposto scissioni, sostenuto i vari partiti marxisti-leninisti ed è giunto ad esercitare pressioni non soltanto sui dirigenti ma anche — come in Finlandia — sui militanti singolarmente invitati a prendere posizione contro i «revisionisti»). Questi aspetti della politica di Breznev vanno ancora studiati. Berlinguer ha accen 179

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