Transizione 1988

L'INVASIONE SOVIETICA DELLA CECOSLOVACCHIA E «L'OCCASIONE MANCATA» DEL PCI

Antonio Gambino *

La tesi che desidero sostenere in questo breve intervento, nel quadro della nostra discussione sulle ripercussioni in Occidente degli avvenimenti cecoslovacchi del 1968, è che tali avvenimenti si collocano al centro di quella che, secondo tutte le apparenze, è la grande «occasione perduta» — di radicale rinnovamento della impostazione politica — del Partito Comunista Italiano. È infatti nel decennio che va dalla metà degli anni Sessanta alla metà degli anni Settanta che i dirigenti del PCI compiono le scelte, e le non scelte, fondamentali, che determinarono le successive vicende del partito fino a quelle, non certamente liete, che sono davanti ai nostri occhi. Per illustrare questa tesi — che non è sicuramente la più dif fusa: posto che abitualmente le cause del declino politico-elet torale del PCI,.che comincia nel 1979, vengono cercate nei possi bili errori compiuti dai dirigenti comunisti nel difficile periodo della solidarietà nazionale — ritengo necessario partire, nella mia ricostruzione, da qualche anno prima del 1968. Ed esattamente dall'autunno del 1964, e dal dibattito che, dentro il PCI, si sviluppa immediatamente dopo la morte di Paimiro Togliatti. Come tutti voi ricordate, questo evento spinse molti dirigenti comunisti a ri pensare il passato ed il futuro del loro partito. Nascono di qui una serie di interventi e di articoli, pubblicati in primo luogo su Rina scita, in cui, ad esempio, Giorgio Amendola, parla apertamente del fallimento almeno parziale, e parallelo, dell'esperienza comu nista e di quella socialdemocratica, e Luigi Longo si pone il proble ­

* Commentatore politico de «L'Espresso», Roma.

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