Transizione 1988

ma di un cambiamento del nome del PCI, nel quadro di una ritro vata unità della Sinistra. Il manifestarsi di questo improvviso atteggiamento autocritico e propositivo non può essere attribuito unicamente al desiderio di colmare, con nuove idee, il vuoto lasciato da un leader che, per quasi quarantanni, aveva guidato, di fatto incontrastato, il partito, e che aveva presieduto alla sua trasformazione da un piccolo gruppo di élite in una grande organizzazione di massa. Piuttosto va tenuto presente che, già da qualche tempo, il «togliattismo» ave va incominciato a mostrare i suoi limiti. Era cioè entrata in crisi quella strategia da «guerra di posizione» che, una volta raggiunto l'obiettivo decisivo — e, in partenza, per nulla scontato — di radi care il PCI nel terreno nazionale e, scongiurando il pericolo di una sua «messa fuori gioco» (la famosa «ipotesi greca»), di trasformarlo in una componente stabile del quadro politico italiano, rinviava sine die \\ successivo passo in avanti: rimandava, cioè, una even tuale conquista del potere, o anche solo una partecipazione al go verno, ad un futuro non precisato, che i comunisti italiani pote vano aiutare, con l'accortezza della loro azione, a formarsi, ma che fondamentalmente sarebbe stato il frutto di una evoluzione della scena politica italiana ed ancor più dello sfondo internazionale. Fino all'ultimo Togliatti rimarrà fedele a questa impostazione: che infatti si riflette in pieno in quel documento, a mio giudizio sempre sopravvalutato, che è il Memoriale di Jalta. Ancora vivo Togliatti avevano però già cominciato a manife starsi, all'interno del PCI, e specie del suo gruppo dirigente, posi zioni più o meno apertamente critiche, motivate, oltre che da una sotterranea ma fisiologica lotta per il potere, da sincere divergenze strategiche ed ideologiche. Da un lato, infatti, — per riassumere in modo fin troppo schematico — vi era una «destra storicistica», il cui leader era Giorgio Amendola, convinta che l'uscita del PCI dalla sua posizione di attesa potesse essere accelerata attraverso una politica diretta a rendere più evidenti le debolezze strutturali della situazione economico-sociale dell'Italia, e a sottolineare la disponibilità del PCI a partecipare alla soluzione dei problemi e degli squilibri sempre più acuti del paese, al fine di un rilancio pro duttivo di cui tutte le classi avrebbero potuto approfittare. Proprio in vista di questo appuntamento, che si voleva avvicinare — che in tutti i casi, per motivi «oggettivi», si considerava non eludibile, anzi imminente — questo gruppo professava, in campo interna 184

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