Transizione 1988
zionale, una posizione di «a-sovietismo». Cercava, cioè, di evita re ogni appoggio aperto alla politica dell'URSS, ma anche ogni cri tica esplicita nei suoi confronti, nella convinzione che, se l'obiet tivo era un'intesa con i partiti borghesi al fine di un risanamento del paese, il PCI doveva giungere a questo «appuntamento» il più forte possibile, in modo da far sentire al massimo la propria capa cità contrattuale. Una premessa da cui discendeva la necessità di accantonare ogni motivo interno di frizione e di tensione (o, ancor peggio, di scissione), a cominciare da quelli che avrebbero potuto nascere dall'inizio di una discussione, e di uno scontro, tra filo-so vietici e anti-sovietici. Dalla parte opposta — e mi scuso ancora per l'eccessiva rigi dezza di questa divisione — vi era una «sinistra volontaristica», che faceva capo a Pietro Ingrao. La quale rovesciava di 180 gradi l'im postazione che prima si è descritta. Il suo punto di partenza era che, non essendo la crisi del sistema capitalistico italiano (e occi dentale) né così certa, né così imminente, il PCI, se voleva accre ditarsi come partito di governo (non nel senso astratto che a que sta espressione aveva tante volte dato Togliatti, ma come concreta alternativa alla DC), e ancor più se voleva «conquistare il potere», non poteva contare sulla «forza delle cose» ma doveva riuscire ad assicurarsi l'appoggio di un settore progressivamente sempre più ampio della popolazione e dell'elettorato: scopo che poteva esse re raggiunto formulando un preciso programma da contraporre a quello dei suoi avversari, ed attribuendo a questi progetti una pre cisa credibilità, attraverso la critica e la condanna di quegli Stati che, in teoria e in pratica, si comportavano diversamente. Proprio per avvalorarsi come partito di governo in Italia, il PCI, insomma, era costretto — anche al rischio di una dura discussione al suo in terno — a misurarsi criticamente con la realtà sovietica. Con la scomparsa, a metà del 1964, del capo carismatico che in parte aveva coperto questo contrasto, ed in parte se ne era ser vito per rafforzare la propria posizione centrale, le linee del dibat tito interno del PCI tendono a confondersi. Le divergenze ideolo giche lasciano il campo a contrasti di potere. Che trovano uno sbocco nella parziale emarginazione di Ingrao, nel XI Congresso, del gennaio 1967. Il risultato più grave di questo stato di cose è che anche le spinte di rinnovamento, che si erano manifestate a- pertamente, e spontaneamente, dopo la morte di Togliatti, si inari discono, o quanto meno perdono, negli anni successivi, centralità 185
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