Transizione 1988
paesi del campo socialista. Di fronte a questa constatazione, an che i gruppi progressisti occidentali non possono sfuggire all'esi genza di riconoscere il carattere oppressivo ed imperialistico del sistema di controllo sovietico sull'Europa orientale. È però proprio questo il passo in avanti che, in quegli anni, il PCI rifiuta di com piere. Quella che fa è la scelta esattamente opposta: di «compensare» il proprio immobilismo sul piano ideologico-internazionale con una apertura politica alla DC sul piano interno: forse nella speran za di ottenere per questa strada, attraverso questa scorciatoia, la desiderata legittimazione «occidentale», ed aprirsi la strada alla partecipazione al governo. Una strategia che assume forma defi nitiva nell'autunno 1973, con il compromesso storico e con gli av venimenti successivi: fino alla crisi del V governo Rumor, del di cembre 1975, decisa da Moro e Berlinguer all'insaputa dei socia listi (De Martino apprende dai giornali, poco prima di Natale, che la coalizione di cui era vice presidente, ha ormai i giorni contati), e alla formazione del bipartito DC-PRI, che apre la strada alle ele zioni anticipate. Sono proprio queste elezioni che permettono ai comunisti ita liani di raggiungere, con oltre il 34% dei voti, una affermazione clamorosa. La quale permette loro di entrare nell'area governativa, prima con la formula della «non sfiducia» e poi con quella della «so lidarietà nazionale». Al di là di questa apparenza, la sostanza è pe rò diversa: ed è che nei suoi dati di fondo la situazione ha già co minciato a cambiare. Il PSI, con meno del 10% dei voti, è uscito dalla consultazione popolare duramente sconfitto, ma è rimasto sempre la terza componente del quadro politico italiano. Ed è un PSI che, emarginato ed umiliato dal contatto diretto tra i due gran di partiti «popolari», sogna solo una rivincita. In primo luogo là do ve essa è concretamente possibile, vale a dire a sinistra (come gli avvenimenti successivi, dal Midas in poi, si incaricheranno di di mostrare). Seguendo, nei confronti del PSI, una «strategia della disatten zione» (una strategia, cioè che, al tempo stesso non offriva uno sbocco unitario alla crisi politica di questo partito, ma neppure gli toglieva ogni spazio, fino a ridurlo ad un livello numericamente trascurabile), il PCI negli anni 1965-1975 riesce, insomma, a realiz zare il piccolo capolavoro — negativo — di favorire la nascita di una formazione politica capace di mettere improvvisamente da 188
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