Transizione 1988
parte le sue tradizionali divisioni, e di trovare un sicuro cemento in una comune ispirazione anti-comunista. E questo avviene in primo luogo perché il PCI, non ricavando le conseguenze inevi tabili dall'aggressione contro la Cecoslovacchia, rifiuta di porre fi ne alla propria dipendenza dall'URSS e di collocarsi in pieno, sia pure con posizione critica, all'interno della tradizione occidentale. D'altra parte, una volta creatasi questa situazione (una volta, cioè, che il PCI, perdendo una grande occasione storica, non è riuscito, per dirla con Machiavelli, né a «vezzeggiare» il PSI, né a «spegner lo», ma, sia pure indebolito, lo ha lasciato in vita, per vederlo ri prendere progressivamente forza come il suo più accanito avver sario), appare subito chiaro che i comunisti hanno gravi difficoltà ad affrontare positivamente, ed a respingere, una simile sfida. Già alla metà del 1976, prima dell'inizio del periodo di solidarietà na zionale, sono quindi presenti tutte le premesse degli sviluppi, non favorevoli al PCI, che hanno cominciato a manifestarsi alla fine degli anni Settanta. Si può considerare come una di quelle «ironie della storia» di cui amava parlare Isaac Deutscher, che il PCI abbia in seguito assunto una posizione totalmente chiara, e priva di e- quivoci, in campo ideologico-internazionale. Questo avviene nel 1981-1982, dopo il colpo di forza militare in Polonia: quando i suoi documenti non solo dichiarano «esaurita» la spinta propulsiva del la Rivoluzione d'Ottobre, ma affermano che il carattere illiberale dei regimi sviluppatisi in Europa orientale non deve essere con siderata «una conseguenza inevitabile degli accordi di Jalta», ag giungono che talora la politica sovietica «entra in contrasto con gli interessi dei popoli che si battono per la liberazione e l'indipen denza nazionale quando (come in Afghanistan) non li viola aper tamente» e concludono che «nella fase attuale, l'avanzata verso il socialismo è affidata, in modo sempre più rilevante, alle idee e alle conquiste democratiche e socialiste nei paesi capitalistici svilup pati, in particolare dell'Europa occidentale». Affermazioni senza dubbio, da ogni punto di vista, importanti. Ma non immediata mente produttive di effetti concreti. Perché nella politica, come in ogni altra forma di vita, non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume. Con la conseguenza che il soggetto che, in un momento decisivo, non è stato in grado di collocarsi «all'altezza dei tempi», rischia di dover attendere a lungo, fino a che non sia compiuto l'in tero giro della ruota della storia, perché un'occasione favorevole gli torni nuovamente di fronte.
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